venerdì 13 marzo 2009

L'esempio estremo di Roma: i tagli governativi colpiscono alla cieca anzitutto la cultura

di Rosanna Pilolli

13-03-2009

S.O.S. cultura per i Municipi di Roma da quando la scure finanziaria di Alemanno vi si è abbattuta in modo massiccio. Le iniziative, gli eventi letterari, i festival cinematografici e musicali divenuti nel tempo classici e di grande aspettativa per i romani e non solo, sono decisamente in pericolo. Non è soltanto la fuga dalla "Notte Bianca" ma piuttosto l'ingresso in una inedita "Notte nera" di deficit culturale, un possibile salto all'indietro di anni. Un ritorno al grigiore della Roma dei lontani anni sessanta. Salta il Tavolo di promozione della cultura scientifica promosso con successo crescente dal quartiere di S.Lorenzo (Municipio III) che passa di colpo da un finanziamento trasferito di 51.400 euro alla modesta somma di 20.000 euro in ordine alla quale resta fortemente il dubbio anche sulla continuità delle attività scolastiche oltre-orario.
Il VI Municipio, ad esempio, perde non solo la possibilità di ripetere il festival della musica blues ma anche quella di commemorare adeguatamente la Festa della Liberazione del 25 aprile dal nazi-fascismo. I tagli di bilancio operati su questo Municipio, davvero pesantissimi, hanno ridotto il "budget" attribuito nello scorso anno da 120.000 euro addirittura a 20.000.
E' sgradevolmente difficile immaginare quali iniziative potranno "inventarsi" culturalmente il V e il X Municipio, rispettivamente per i territori Tiburtina e Cinecittà, se il primo passa da 166.500 euro ai miseri 20.000 e il secondo da 130.000 euro ai consueti ed insufficienti 20.000. Avanti ancora sulla strada dei tagli: riduzioni del 71% per il XIX Municipio (Balduina) e del 63% per il XX (Tor di Quinto. Una sorte analoga subisce l'EUR (XII Municipio) il cui budget culturale viene drasticamente ridotto dell'85%. Gli effetti delle penalizzazioni non sono di nicchia: hanno visibilità e si estendono a settori fino ad oggi considerati e sentiti di primaria importanza.
In un clima di allarme culturale sui territori della città, due situazioni limite: il XVII municipio (Aurelia) non subisce alcun taglio e mantiene i suoi 140.000 euro, mentre è particolarmente punitiva la situazione del XV Municipio (Arvalia Portuense) che subisce una decurtazione sulla spesa corrente di quasi un milione di euro. La cultura, poi, è la vittima privilegiata: il budget previsto, passa da 177.000 euro a zero.
E' davvero un errore permettere che regrediscano culturalmente, e non solo, i popolatissimi quartieri (Marconi, Magliana, Corviale, Trullo, Ponte Galeria) di questo Municipio esteso quanto la città di Barcellona. Da anni era stata avviata in tutto il territorio e condotta a termine la promozione socio-culturale, il riscatto di intere zone, concepite dai "palazzinari" del sacco di Roma come quartieri-dormitorio.
Inoltre, secondo le proteste espresse ad Alemanno dai Presidenti municipali interessati, l'operazione di bilancio voluta dal Comune non è stata attuata in modo strettamente armonico e in confronto dialettico e trasparente con il Campidoglio.
Gli effetti preoccupanti dei tagli di Alemanno invadono anche il campo dei servizi legati strettamente all'ordine cittadino ed alla sicurezza. Ad esempio, il XIII Municipio (Ostia Lido) perde ben 15 vigili urbani.
Ed è ridotta dell'80% l'assistenza alloggiativa dell'XI Municipio (Appia antica) che passa da 122.000 a 20.000.
I tagli operati dal nuovo governo del Campidoglio proseguono drammaticamente nel solco delle progressive decurtazioni finanziarie della città di Roma operate negli anni di centro destra, dal 2001 al 2006.
Infatti, progressivamente, i trasferimenti finanziari alla città sono scesi dagli iniziali 1.231 milioni di euro a 1.027 (non andava punita Roma ladrona e di centro sinistra?). Inoltre l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, fiore (vittorioso) all'occhiello della campagna elettorale dei partiti della destra, ha causato una perdita di quasi 200 milioni di euro sulla rata di giugno ed altrettanti su quella di dicembre. Il vantaggio è stato dei cittadini di lusso e delle abitazioni di lusso: gli altri paghino pure in termini di disservizio.
Così l'idea di città multicentrica, portata avanti con successo dalle giunte di centro sinistra, subisce un contraccolpo concettuale oltre che economico.
Roma arretra e torna modesta: la capitale di un Paese difficile.
Diventa perciò più difficile descriverla come il luogo dei luoghi, la Grande, la Generosa, l'Accogliente, aperta a tutte le culture che vi si affacciano. Realmente solidale e multietnica senza ipocrisie di facciata o atteggiamenti caritatevoli.

venerdì 27 febbraio 2009

Chi si candida alle Europee fa terno a lotto!

Da Espresso
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/euronorevoli-fannulloni/2064472/25

Euronorevoli fannulloni
di Emiliano Fittipaldi
Sono i meno presenti e i più pagati. La metà degli eletti si è dimessa per tornare in patria. Non partecipano ai lavori. Ecco il primato negativo degli italiani a Strasburgo. Dove si decide il nostro futuro

Il Parlamento europeo a Strasburgo
C'è seduta plenaria all'Europarlamento, ma Gianni De Michelis è a Roma. Non tenta nemmeno di giustificarsi. "La seduta a Strasburgo di oggi? Ma lo sanno tutti che quelle del lunedì non contano niente. Parto domani". In effetti lunedì non si vota, ma inglesi, francesi e tedeschi stanno discutendo importanti dossier su energia, commercio, economia e discriminazione etnica. A guardare bene, il deputato socialista è stato poco assiduo anche altri giorni della settimana: durante la legislatura che sta per finire una volta su due ha saltato gli incontri al Parlamento. "Senta, il mio personale obiettivo era quello di tornare nelle istituzioni nonostante l'accanimento dei giudici, ed essere ammesso nel Partito socialista europeo. Ci sono riuscito". Pure Vito Bonsignore, eletto con l'Udc e poi passato in Forza Italia, 45 per cento di assenze, è in altre faccende affaccendato. "In questo momento sta parlando in un convegno sul programma elettorale per le amministrative in Val di Susa, non posso passarglielo", dice l'assistente. La plenaria è iniziata da un pezzo, Bonsignore parla a Torino. Chi è partito, ma a sera inoltrata è fermo a Lione in attesa della coincidenza, è l'ex diessino Mauro Zani. Nessuna relazioni in quasi cinque anni di attività. "Lasci perdere le presenze, il lavoro vero si fa a Bruxelles, nelle commissioni. Gli italiani disertano anche quelle? Non posso contestarlo, non frequento quelle degli altri. Di sicuro posso dirle che in Europa contiamo come il due di coppe quando briscola è bastoni. Zero relazioni all'attivo? Guardi che se uno vuole farle basta che si metta in fila...". Iva Zanicchi, di Forza Italia, di fare la coda non ci pensa proprio. È stata ripescata a maggio, e in otto mesi ha collezionato 23 assenze (su 43 plenarie a disposizione), e un solo intervento sulla povertà nel mondo. Quando squilla il telefono la cantante è a Milano, l'Europa è lontana. "Sta facendo una visita, solo un controllo per l'influenza, la faccio richiamare", dice gentile l'addetto stampa. Sanremo si avvicina, Iva vuole essere in forma. Convocata da Paolo Bonolis, canterà 'Ti voglio senza amore', la storia di una donna che decide di smettere di soffrire e comincia a fare sesso senza preoccuparsi dei sentimenti. "Certo che sta provando la canzone. Ma al Festival parteciperà a titolo gratuito, lo scriva".


Record europeo De Michelis, la Zanicchi e gli altri assenti giustificati e non, che tra indennità e spese varie incassano più di 35 mila euro al mese, sono in ottima compagnia. Rispettando la tradizione, anche nella legislatura in corso gli eurodeputati italiani restano tra i più assenteisti d'Europa. Secondo i dati ufficiali del Parlamento europeo, che sul sito pubblica l'elenco dei presenti per ogni plenaria (e sono appena 60 l'anno), i nostri eletti sono rimasti a casa una volta su tre. 'L'espresso' ha preso in considerazione le sedute tenute a Strasburgo e a Bruxelles dal luglio 2004 al 15 gennaio 2009, parametrando le presenze anche in relazione al periodo in cui i deputati sono rimasti in carica: se secondo uno studio Acli nel periodo 1999-2004 l'Italia era fanalino di coda con il 69 per cento di presenze sul totale delle assemblee (i finlandesi, primi, sfioravano il 90 per cento; i francesi, benché penultimi, ci staccavano di 10 punti), nella legislatura corrente siamo migliorati di appena un punto. I calcoli non sono facili, anche perché i politici italiani considerano le aule europee poco più di un albergo: sui 78 parlamentari iniziali, solo 48 sono tuttora in carica. Trenta, quasi tutti i big, sono andati via in cerca di poltrone migliori, sostituiti dalle seconde file. Di questi, sei sono fuggiti dopo poche settimane, a loro volta rimpiazzati da altri peones. In tutto gli italiani che hanno bivaccato a Bruxelles sono 114, una truppa indisciplinata che è entrata e uscita dalle commissioni come se fosse in un autogrill.

Ancor più gravi delle assenze, sono i tassi scandalosi di produttività: 61 deputati non hanno mai presentato una relazione (che, a differenza delle inutili interrogazioni, sono testi 'legislativi' o 'di indirizzo'), e 17 non si sono mai scomodati ad aprire bocca in assemblea. I sei europarlamentari ciprioti, che guadagnano un quarto degli italiani, sono intervenuti più di tutti i 'fuggitivi' e i loro sostituti messi insieme. In totale un esercito silenzioso di 76 persone. La delegazione slovena, sette persone che prendono un terzo dei nostri eletti, ha portato a casa più relazioni e dichiarazioni di tutti i 36 italiani entrati a Strasburgo grazie agli avvicendamenti. Squadernando la classifica dei partiti, poi, si capisce perché i parlamentari del Pdl siano stati tra i pochi ad aver votato contro la proposta del radicale Marco Cappato, che costringerà nel futuro prossimo venturo le istituzioni a una maggiore trasparenza: se gli euroscettici della Lega non hanno rivali, grazie a un tasso di assenze medio del 43 per cento, i 'virtuosi' sono i Verdi, quelli di Sinistra democratica, i comunisti del Pdci e quelli di Rifondazione. Deputati diligenti che, a causa dello sbarramento al 4 per cento voluto da Berlusconi e Veltroni, alla tornata elettorale del 6 giugno rischiano il posto. A vantaggio di An, Forza Italia e Pd, partiti infarciti di fannulloni con percentuali di assenza che in qualche caso superano il 70 per cento.

domenica 8 febbraio 2009

Elezioni 2008: breve lista dei pregiudicati appena eletti in Parlamento

Elezioni 2008: breve lista dei pregiudicati appena eletti in Parlamento

(fonte: http://ilkebukkake.giovani.it/diari/2661015/elezioni_2008_breve_lista_dei_pregiudicati_appena_eletti_in_parlamento.html)

Cuffaro Salvatore, detto Totò, eletto al Senato in Sicilia per l'UDC: condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento;

Romano Francesco Saverio, eletto alla Camera dei Deputati in Sicilia per l'UDC: indagato per concorso esterno in associazione mafiosa;

Mannino Calogero, eletto alla Camera dei Deputati in Sicilia per l'UDC: imputato davanti alla corte d'appello di Palermo per collusione con la mafia;

Firrarello Giuseppe, eletto al Senato in Sicilia per il PdL: condannato a 2 anni di reclusione per corruzione e turbativa d'asta, ora sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa;

D'Alì Antonio, eletto al Senato in Sicilia per il PdL: ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro e accusato di aver voluto il suo traferimento;

Giudice Gaspare, eletto alla Camera dei Deputati in Sicilia per il PdL: assolto in primo grado dalle accuse di mafia anche se è accertato l'appoggio datogli da Cosa Nostra nel 1996 e, probabilmente, anche nel 2001;

Schifani Renato, eletto al Senato in Sicilia per il PdL: a lungo socio negli anni '80 dei "siculabrokers";

Crisafulli Vladimiro
, eletto al Senato in Sicilia per il PD: filmato il 19 Dicembre 2001 mentre discuteva, dopo averlo baciato sulla guancia, di appalti e favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua;

Maria Grazia fortugno Laganà, eletta alla Camera dei Deputati in Calabria per il PD: vedova di Francesco Fortugno, assassinato dai clan mafiosi, e sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato e infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri;

De Gregorio Sergio, eletto al Senato in Campania per il PdL: indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero, un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta;

Landolfi Mario, eletto alla Camera dei Deputati in Campania per il PdL: ex ministro delle comunicazioni, è accusato di corruzione e truffa "con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre;

Mentre entra nelle aule parlamentari anche la moglie di Emilio Fede, rimangono fuori Rita Borsellino e l'ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione.

martedì 3 febbraio 2009

Roma, imprese in crescita: fino a quando?

02/02/2009 M.Causi
Roma, imprese in crescita: fino a quando?
I dati anagrafici sulle imprese di fonte Unioncamere-Cerved resi noti oggi da Il Sole 24 Ore confermano che l´area romana ha strutturalmente rafforzato, nel corso degli ultimi anni, la sua attrattività.
Roma è diventata la prima area del paese per numero di imprese, scavalcando Milano in testa alla graduatoria. Fra il 2005 e il 2008 Roma è l´area in cui il numero di imprese è cresciuto più che in ogni altra città italiana (+45 mila contro +10 mila a Milano). Inoltre, Roma è in testa alla classifica dei trasferimenti: il saldo fra imprese arrivate a Roma e imprese partite è di 1.601, mentre in generale nelle altre grandi città questo saldo è negativo (-1.066 a Milano).
Dati così significativi vanno riportati a fenomeni di lungo periodo, e permettono di commentare lo sviluppo urbano di Roma al di là delle fibrillazioni quotidiane della politica. Si tratta, infatti, di risultati raggiunti durante un quindicennio lungo il quale la comunità cittadina di Roma ha perseguito due importanti obiettivi.
Primo, quello di diversificare il tessuto produttivo della città, rafforzando alcune tradizionali specializzazioni (turismo, cultura e beni culturali, cinema e audiovisivo, aerospaziale) e investendo su nuove filiere (ricerca e sviluppo, servizi avanzati alle imprese, informatica e software, piccole e medie imprese dell´artigianato industriale). Secondo, quello di creare un contesto favorevole allo sviluppo e all´attrattività attraverso politiche locali di concertazione e di condivisione, che hanno coinvolto tutti gli attori sociali, nonché attraverso un grande sforzo di investimento nei servizi e nelle infrastrutture pubbliche, in primo luogo le metropolitane.
Tutto ciò è avvenuto attraverso un progetto e un impegno quotidiano di una classe dirigente diffusa, dalle Università alle imprese, dalle organizzazioni sindacali alla Camera di Commercio e alle istituzioni locali, e in primo luogo al Comune della Città Capitale guidato prima da Rutelli e poi da Veltroni.
C´è da domandarsi, oggi, se la città sia in grado di esprimere la stessa capacità progettuale degli anni passati. Si tratta infatti di stringere i ranghi per limitare gli effetti della crisi mondiale e nazionale. E di selezionare le sfide del futuro, a partire da quelle della sostenibilità dello sviluppo, della sua diffusione territoriale su scala metropolitana e regionale, della riduzione delle aree di disagio sociale, soprattutto di quelle legate alle eccessive disuguaglianze e alla difficoltà di accesso a beni primari come la casa.
C´è da sperare, allora, che rapidamente la cultura dei veti incrociati sia superata aprendo ad una soluzione della vicenda della Camera di Commercio, con una conferma delle scelte e delle linee perseguite negli ultimi quindici anni: d´altra parte, i numeri della crescita delle imprese romane sono il migliore indicatore della bontà di quegli indirizzi.
E c´è da sperare che altrettanto rapidamente la "cultura del no" (no al Piano regolatore, no alla Città dei bambini sulla Cristoforo Colombo, no alle torri dell´Eur, no alla Città dello Sport, no ai parcheggi, e via seguitando a cancellare la progettualità ereditata dalle precedenti amministrazioni) ceda il passo ad una cultura strategica capace di riunificare la città di fronte alle imponenti sfide del presente e del futuro. A proposito: che fine ha fatto la Commissione Marzano? A quando qualche lume da quell´importante consesso di intelligenze?

venerdì 30 gennaio 2009

Variazione al bilancio 2008-2010 i dati

Ho scaricato la delibera della Giunta Comunale n°388 del novembre 2008, con cui viene approvatala variazione al bilancio di previsione 2008-1010.
Consiglio a tutti di farlo, per scoprire che le variazioni sono destinate a coprire una serie di spese "urgenti ed improcrastinabili", tra cui ad esempio:

Dip IV politiche culturali e della comunicazione:
- 250mila euro per manifestazioni culturali

Gabinetto del Sindaco:
- 100mila euro per l'ufficio pari opportunità
- 65.000 per acquisto di beni di consumo
- 30.000 prestazioni di servizi
- 150.000 acquisto di mobili arredi e impianti
- 300.000 per "contributi"

Oltre ad un numero abbastanza eloquente di spese effettivamente urgenti per riparazioni derivate dal nubifragio (che comunque sarebbe interessante monitorare).
Il documento è scaricabile, come già scritto altrove, presso il sito comune.roma.it.

Alla copertura delle spese (complessivamente 9.208.312 euro) si provvederà tramite:
a. utilizzo del maggiore utile ACEA spa (7.338.913 euro)
b. mediante utilizzo di economie sulle spese del personale (1.869.399 euro)

Anche questi dati sono piuttosto interessanti, in quanto riportano a :
1.sarebbe il caso di monitorare anche i bilanci delle aziende collegate al comune, visto che siamo noi cittadini a sovvenzionarle e che gli utili evidentemente tornato al Comune per essere spesi.
2. che tipo di economie sulle spese del personale hanno potuto produrre questi quasi due milioni di soldi da dirigere altrimenti?

giovedì 29 gennaio 2009

Trasparenza sul bilancio, un vecchio ricordo?

23/01/2009 M.Causi
Trasparenza sul bilancio: il Comune di Roma al top sul rendiconto del 2006 (l´ultimo della giunta Veltroni). Saprà Alemanno far restare Roma in testa a questa classifica? Ovvero: gli errori del piano di rientro di Alemanno sei mesi dopo
Nei giorni passati, mentre infuriava la polemica politica sull´esclusione di Roma dal patto di stabilità interno, quasi nessuno si è accorto di un´altra notizia. La Fondazione Civicum, che da alcuni anni effettua una valutazione indipendente dei bilanci dei Comuni italiani, ha pubblicato per la prima volta il "rating" sulla trasparenza dei bilanci dei Comuni, e Roma è risultata in pole position: terza in Italia, dietro Trento e Firenze, davanti a Milano e Torino. Secono l´analisi svolta da Civicum in collaborazione con PricewaterhouseCoopers, Deloitte, KPMG ed Ernst & Young, che ha preso in esame quindici indicatori di "trasparenza" a partire dai testi e dai dati numerici contenuti nei rendiconti dei Comuni italiani, solo tre Comuni ottengono un rating elevato, e Roma è fra questi.
L´analisi è stata svolta sui rendiconti 2006. Per Roma, quello è l´ultimo su cui chi scrive queste righe ha apposto la sua firma. Per quanto mi riguarda, non si tratta solo né tanto di soddisfazione personale. Si tratta di una notizia che permette a tutti due ulteriori riflessioni.
La prima è che, quando nei mesi estivi del 2008 impazzava la strumentalizzazione politica della nuova giunta comunale sul presunto "buco" di bilancio, una delle cose che più volte e in tutte le sedi andavo ripetendo è: non ho (non abbiamo) nascosto nulla. Le difficili problematiche strutturali del bilancio comunale erano a tutti note, compreso ad Alemanno che era nel 2006 e nel 2007 consigliere comunale. Il tutto si è aggravato durante il 2007, per i mancati trasferimenti della Regione Lazio, che hanno costretto il Comune a fare da "banca" per anticipare più di un miliardo di contributi regionali. Ma anche questo non è stato nascosto: basta riprendere le rassegne stampa dell´epoca, e leggere quanto si discusse in Consiglio Comunale in occasione dell´approvazione del bilancio di previsione per il 2008, sotto il Natale del 2007.
La seconda è per il futuro, e non per il passato. Saprà Roma restare in testa a questa classifica, che è sinonimo di trasparenza e buongoverno? I segnali sono, purtroppo, tutti negativi. La scelta (sbagliata) di "separare" le sorti di tutte le partite finanziarie precedenti al 28 aprile del 2008 da quelle successive, inserendo le prime nel piano di rientro della gestione commissariale e le seconde nel nuovo bilancio ordinario del Comune, è una scelta che produce una grande opacità sui conti del Campidoglio.
Se ne è accorto lo stesso Parlamento, quando ha dovuto votare la norma che esenta Roma dal patto di stabilità 2009 e 2010, in modo da rendere possibile la spesa per i cantieri delle metropolitane, ma "senza impatti sui saldi di finanza pubblica". E com´è possibile che ciò accada? Semplice: il contributo del Comune di Roma al patto di stabilità 2009 e 2010 dovrà trovare spazio con una apposita rimodulazione del piano di rientro. Ma visto che non ci devono essere impatti sui saldi finanziari aggregati, e che quindi la dimensione del piano di rientro non potrà essere modificata, si tratterà di togliere qualche voce da quel piano per introdurre questa nuova voce. E ciò, mi si permetta, dà ragione a chi ha sempre detto che nell´ammontare delle passività inserite nel piano di rientro (il famoso "buco") c´erano voci del tutto discutibili, che non rappresentevano veri debiti. Tanto che oggi alcune di quelle voci verranno cancellate per far posto ai fabbisogni di cassa per investimenti la cui spesa fa sforare il patto di stabilità.
Due conclusioni.
Primo. Chi ha imboccato la strada del "buco" e del piano di rientro ha costruito un´efficace operazione politica, ma di corto respiro. Che senso ha avuto, ad esempio, essersi fatti dare dallo Stato i soldi per pagare un potenziale contenzioso urbanistico del valore di 775 milioni di euro, che verranno presumibilmente smaltiti al ritmo di 30-50 all´anno per i prossimi quindici anni, mentre ci si dimenticava delle metropolitane? Non credo che il Sindaco sia entrato in questi dettagli, ma forse anche per lui è arrivato il momento di capire in che pasticci si è messo: penso che nuove sorprese verranno fuori con il bilancio 2009, dove tante opere programmate, anche nel campo della mobilità su ferro, rischiano il definanziamento. Di nuovo: non ci si poteva pensare sei mesi fa? Roma si è fatta dare 500 milioni, ma adesso non li può spendere per i servizi e gli investimenti della città.
Secondo. D´ora in poi i bilanci del Campidoglio rischiano di non essere mai trasparenti, perché non si potrà capire nulla se non verranno affiancati i dati della gestione ordinaria con quelli della gestione straordinaria. Ed è proprio in questa direzione che va un ordine del giorno approvato dal Parlamento, e quindi anche dalla maggiornaza e dal governo che Alemanno appoggia, che lo invitano a fare una cosa molto semplice: pubblicare, in allegato al bilancio ordinario del Comune, il prospetto della gestione commissariale. Di anno in anno, così, i cittadini romani (e quelli italiani,
che hanno sborsato 500 milioni per Roma) potranno sapere come il Campidoglio sta utilizzando queste risorse, sia che esse vengano spese in "ordinario" sia che vengano "ribaltate" sulla gestione commissariale.

venerdì 23 gennaio 2009

Articolo 22 su Roma Capitale, il Senato approva

Ulteriore passo in avanti sulla strada del nuovo status di Roma Capitale: il Senato ha approvato l'articolo 22 del disegno di legge sul federalismo fiscale, cioè la parte del ddl che fa di Roma un "ente territoriale" con "speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, nei limiti stabiliti dalla Costituzione".

Principale novità, l'attribuzione a Roma Capitale di una serie di funzioni oltre quelle già proprie del Comune: concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali (d'intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali); sviluppo economico e sociale della città, in campo produttivo e turistico; sviluppo urbano e pianificazione territoriale; edilizia pubblica e privata; organizzazione e funzionamento dei servizi urbani, in particolare trasporto pubblico e mobilità; protezione civile, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Lazio. Prevista anche l'attribuzione di ulteriori funzioni da parte di Stato e Regione.

Le nuove funzioni saranno attribuite con un apposito decreto legislativo, che stabilirà inoltre: numeri, tempi e modi per assegnare al nuovo ente ulteriori risorse umane e finanziarie; i principi generali per attribuire a Roma Capitale un proprio patrimonio – commisurato a funzioni e competenze – e per trasferire gratuitamente i beni dello Stato "non più funzionali alle esigenze dell'Amministrazione centrale".

Altro punto fondamentale: il Consiglio Comunale assume la denominazione di "Assemblea Capitolina" e lo status dei suoi membri è disciplinato con legge statale. Nella nuova veste, dovrà approvare ijavascript:void(0)l nuovo statuto di Roma Capitale, entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo di attribuzione delle competenze.
a integrazione con il futuro sistema delle città metropolitane: le sue disposizioni, in quella fase, saranno da riferire "alla città metropolitana di Roma Capitale".

fonte: comunicato stampa sito www.comune.roma.it