Su Repubblica ho rintracciato una buona mole di articoli che, messi tutti uno dietro l'altro, ci consentiranno di avere un monitoraggio delle azioni che la Giunta Alemanno stanno effettuando sul territorio, con particolare riferimento ai rapporti con i municipi, che come sappiamo sono la voce (senza portafoglio) dei cittadini.
11 giu 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/11/municipi-tagli-del-20-noi-scenderemo-in.rm_021municipi.html
9 lug 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/07/09/aziende-comune-tagli-di-alemanno.html
23 sett 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/23/scacco-matto-di-fabiani-nella-partita-per.html
30 sett 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/30/comune-tagli-imposte-piu-alte.html
6 dic 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/06/fondi-per-le-rate-fino-al-2048.html
16 dic 2008 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/16/all-ama-30-milioni-per-spazzare-la.html
24 gen 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/24/ora-creiamo-la-citta-metropolitana.html
31 gen 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/31/comuni-rompono-con-il-tesoro.html
9 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/09/fisco-trasporti-ecco-il-bilancio.html
10 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/10/bilancio-anno-zero-niente-tasse-in.html
12 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/12/la-linea-b2-era-il-nostro-riscatto.html
13 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/13/buche-infinite-assedio-alla-barcaccia.163buche.html
14 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/14/firme-per-le-nuove-metropolitane.html
17 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/17/nuovi-vespasiani-ticket-50-centesimi.html
18 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/18/bilancio-nessun-favoritismo-per-municipi-di-centrodestra.html
19 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/19/la-polemica-dal-comune-100-euro-per.html
23 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/21/casse-vuote-municipi-in-rivolta.html
26 feb 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/26/ama-palazzo-chigi-tra-morosi.html
6 mar 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/06/prati-in-municipio-niente-soldi-per-la.html
13 mar http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/13/acea-il-governo-di-roma.html
13 mar 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/13/il-campidoglio-le-consulenze-una-spesa-di.html
25 mar 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/25/cosi-alemanno-non-combatte-la-crisi.html
25 mar 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/25/nasce-la-nuova-roma-capitale.html
27 mar 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/27/bilancio-maratona-fino-all-alba-rispuntano-fondi.html
24 apr 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/31/costi-dei-derivati-una-questione-aperta.html
30 apr 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/04/30/acea-le-azioni-contro-ex-ad.html
19 giu 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/19/regione-50-milioni-per-le-periferie-romane.html
25 giu 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/25/bilancio-in-giunta-debutta-leo.html
1 lug 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/01/quadraro-la-rivolta-degli-over-65-il.html
23 luglio 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/23/ma-la-capitale-una-citta-sicura.html
29 luglio 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/29/una-commissione-per-riordinare-le-20-aziende.html
2 ago 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/02/il-governo-sblocchi-il-patto-di-stabilita.html
7 ago 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/07/bilancio-ancora-167-milioni-40-recuperati-dagli.html
20 ago 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/20/cultura-folclore-milioni-dal-comune-medici-fondi.html
25 ago 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/25/municipi-pd-in-rivolta-fondi-agli-amici.html
16 sett 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/16/vecchie-multe-vertice-in-comune-sulla-sanatoria.html
23 sett 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/23/il-giallo-della-sanatoria-sulle-multe.html
25 sett 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/25/accordo-alemanno-chiamparino-roma-apripista-del-federalismo-fiscale.html
26 sett 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/26/dpf-la-rivolta-dei-municipi-fondi-solo.html
28 sett 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/28/il-debito-del-comune-500-milioni.html
02 ott 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/02/arriva-il-generale-anti-evasori.html
03 ott 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/03/acea-le-azioni-del-comune-scenderanno-del.html
Auspicando la 'rivoluzione democratica' non pensiamo alle armi e nemmeno alla rivolta di piazza, ma ad una forte e continua pressione popolare, sempre meglio organizzata ( questo sì !), visto che - anche se non tutti, ad oggi, lo avvertono- da tempo non ci troviamo più in condizioni di normale svolgimento della vita democratica.
lunedì 5 ottobre 2009
venerdì 31 luglio 2009
PD una questione morale
Leggo dell'estensione a boomerang delle indagini a Bari. Proprio oggi l'inchiesta viene estesa infatti agli appalti nelll'ambito sanitario, connessi strettamente con questioni di finanziamento al partito. Il nome centrale agli onori della cronaca si sposta qundi, per la vicenda Bari, da Berlusconi a Alberto Tedesco. Mi sono presa la briga di cercare di capire chi sia, un pezzetto della sua storia, come ormai mi piace fare sempre di più, per non fermarci al pettegolezzo ma avere modo di scegliere con cognizione di causa.
Ecco i pugliesi chi hanno "scelto" a senatore.
"Esponente di spicco dell'area socialista pugliese schierata sempre a sinistra, il sen.Alberto Tedesco, sessantenne barese, è stato fondatore e manager di una società con interessi nel mondo della sanità (protesi) nella quale lavorano i suoi familiari. Fin dagli anni '80 è componente del consiglio regionale della Puglia, eletto nelle liste socialiste, tra cui un partito con un sole nascente come simbolo, fondato dallo stesso Tedesco, i socialisti autonomisti. E' stato assessore in differenti giunte.
Scelto nel 2005 come responsabile dell’assessorato alla Sanità nella prima giunta di Nichi Vendola, ha ricoperto questo incarico fino al 7 febbraio scorso quando si è dimesso dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati in una delle inchieste sul settore della procura della Repubblica di Bari (è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, falso, truffa, abuso di ufficio e voto di scambio)." (gazzetta del mezzoggiorno)
Intanto registro una nota che mi rende lieta: lo scandalo non è di oggi, ma di febbraio, e lieta mi rende notare che una volta ogni tanto un governatore regionale fa step down e si dimette.
Altra nota che appunto per cercare di capire:leggo su il Corriere del Mezzogiorno del 1 luglio 09 "Indagato Direttore Generale del Policlinico per falso. Il direttore Vitangelo Dattoli indagato per false dichiarazioni al pm: era stato sentito come teste. La decisione è giunta al termine della sua audizione, nei giorni scorsi, in qualità di persona informata sui fatti relativa all’ipotesi di una fuga di notizie riguardanti l’inchiesta su un presunto intreccio tra affari e politica nella gestione della sanità pugliese; inchiesta che nei mesi scorsi, portò l’ex assessore regionale alla Salute Alberto Tedesco alle dimissioni." e la rete si infittisce.
Provando a creare una scheda (ma su wikipedia lui non c'è...) come quella fatta per altri esponenti del PD:
Classe: 1959 (?)
Città natale:
Laurea:
Professione:
Note particolari: ex assessore pugliese alla Sanità e dal 14 luglio senatore del Pd subentrato al neo europarlamentare Paolo De Castro.
Partiti di provenienza: dal Psi ai suoi succedanei postcraxiani: Nuovo Psi, Sdi, Socialisti autonomisti, Ulivo. Oggi PD
La frase:"Io aspetto, dal 6 febbraio, giorno in cui mi sono dimesso da assessore dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, che mi vengano mosse contestazioni alle quali dover dare risposte. Ho avuto un avviso di garanzia il giorno che hanno perquisito il mio alloggio. Da nessuna parte ho letto, perchè nessuno evidentemente lo ha scritto, che l'ufficiale dei Carabinieri mi ha rilasciato seduta stante un'attestazione di negatività della perquisizione del mio alloggio"
Al momento deduco:
1. non ci sono prove di colpevolezza, solo fumo e polveroni. Ma aspettiamo.
2. abbiamo un senatore in più che nessuno ha eletto, grazie all'usanza di candidare a incarichi tra loro incompatibili sempre le stesse persone e gestire così ex-post le candidature. Questa è una usanza inaccettabile.
3. un punto a favore del PD (e di Tedesco) le dimissioni presentate a febbraio sulla base del solo sospetto.
Ecco i pugliesi chi hanno "scelto" a senatore.
"Esponente di spicco dell'area socialista pugliese schierata sempre a sinistra, il sen.Alberto Tedesco, sessantenne barese, è stato fondatore e manager di una società con interessi nel mondo della sanità (protesi) nella quale lavorano i suoi familiari. Fin dagli anni '80 è componente del consiglio regionale della Puglia, eletto nelle liste socialiste, tra cui un partito con un sole nascente come simbolo, fondato dallo stesso Tedesco, i socialisti autonomisti. E' stato assessore in differenti giunte.
Scelto nel 2005 come responsabile dell’assessorato alla Sanità nella prima giunta di Nichi Vendola, ha ricoperto questo incarico fino al 7 febbraio scorso quando si è dimesso dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati in una delle inchieste sul settore della procura della Repubblica di Bari (è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, falso, truffa, abuso di ufficio e voto di scambio)." (gazzetta del mezzoggiorno)
Intanto registro una nota che mi rende lieta: lo scandalo non è di oggi, ma di febbraio, e lieta mi rende notare che una volta ogni tanto un governatore regionale fa step down e si dimette.
Altra nota che appunto per cercare di capire:leggo su il Corriere del Mezzogiorno del 1 luglio 09 "Indagato Direttore Generale del Policlinico per falso. Il direttore Vitangelo Dattoli indagato per false dichiarazioni al pm: era stato sentito come teste. La decisione è giunta al termine della sua audizione, nei giorni scorsi, in qualità di persona informata sui fatti relativa all’ipotesi di una fuga di notizie riguardanti l’inchiesta su un presunto intreccio tra affari e politica nella gestione della sanità pugliese; inchiesta che nei mesi scorsi, portò l’ex assessore regionale alla Salute Alberto Tedesco alle dimissioni." e la rete si infittisce.
Provando a creare una scheda (ma su wikipedia lui non c'è...) come quella fatta per altri esponenti del PD:
Classe: 1959 (?)
Città natale:
Laurea:
Professione:
Note particolari: ex assessore pugliese alla Sanità e dal 14 luglio senatore del Pd subentrato al neo europarlamentare Paolo De Castro.
Partiti di provenienza: dal Psi ai suoi succedanei postcraxiani: Nuovo Psi, Sdi, Socialisti autonomisti, Ulivo. Oggi PD
La frase:"Io aspetto, dal 6 febbraio, giorno in cui mi sono dimesso da assessore dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, che mi vengano mosse contestazioni alle quali dover dare risposte. Ho avuto un avviso di garanzia il giorno che hanno perquisito il mio alloggio. Da nessuna parte ho letto, perchè nessuno evidentemente lo ha scritto, che l'ufficiale dei Carabinieri mi ha rilasciato seduta stante un'attestazione di negatività della perquisizione del mio alloggio"
Al momento deduco:
1. non ci sono prove di colpevolezza, solo fumo e polveroni. Ma aspettiamo.
2. abbiamo un senatore in più che nessuno ha eletto, grazie all'usanza di candidare a incarichi tra loro incompatibili sempre le stesse persone e gestire così ex-post le candidature. Questa è una usanza inaccettabile.
3. un punto a favore del PD (e di Tedesco) le dimissioni presentate a febbraio sulla base del solo sospetto.
giovedì 23 luglio 2009
PD, tanto Per Dire
Non è un post polemico, giuro!
Il PD mi affascina, in qualche modo. Come quelle pozze d'acqua in cui il fondo è appena appena visibile, ma mai trasparente..
Per questo sto cominciando a cercare di capire chi sono i suoi dirigenti, non riuscendo ad accontentarmi dell'impressione che siano sempre gli stessi visi riciclati. Userò questa nota, quindi, per prendere appunti.
I miei dati vengono da Wikipedia, spero non siano troppo approssimativi.
Comincerò da Dario Franceschini, che devo dire tra i diversi candidati alla segreteria è quello che mi piace di più - da utilizzatrice finale ovviamente (ops! non è come credete!! intendevo dire da utilizzatrice finale del voto!).
Classe: 1958
Città natale: Ferrara
Laurea: Giurisprudenza
Professione: avvocato
Note particolari: figlio di un ex partigiano bianco
Partiti di provenienza: DC, PPI, Ulivo, tra i fondatori della Margherita.
Sostenitori: Serracchiani, Adinolfi, Rutelli
La posizione: quello che dovrà essere il partito del futuro "Solido, con circoli e militanti, ma non basta più un modello di 50 anni fa. Allora chi voleva partecipare si iscriveva a un partito. Oggi c'è chi prende un impegno solo in occasione delle elezioni o di determinati eventi, che vuole dare una mano non tutto l'anno, ma in determinate circostanze. Questa è una ricchezza del Pd, è oro da difendere"
Pierluigi Bersani
Classe: 1951
Città natale: Bettola (PC)
Laurea: Filosofia
Professione: politico
Note particolari: fondatore del NENS nuova economia nuova società, insieme a Vincenzo Visco.
Partiti di provenienza: Democratici di Sinistra
Sostenitori: D'Alema, Bindi, Letta
La posizione: "Vocazione maggioritaria non vuol dire aspettare di avere il 51% per essere un'alternativa al centrodestra, ma avere un progetto per tutto il centrosinistra e sentire la responsabilità di costruire delle alleanze".
Ignazio Marino
Classe: 1955
Città natale: Genova
Laurea: medicina e chirurgia
Professione: Chirurgo
Note particolari: favorevole al testamento biologico
Partiti di provenienza: Democratici di Sinistra
Sostenitori: Englaro, Casson,
La posizione: Rimettere al centro dell' azione politica la legalità, rimarcare la laicità dello Stato, fare un partito con «una sola corrente, che parta dai circoli». E' questa la sua idea di Pd.
Ed ora gli altri...
David Sassoli
Classe: 1956
Città natale: Firenze
Laurea: nd
Professione: giornalista (Vice Direttore del TG1 tuttora)
Incarichi attuali: Eletto parlamentare europeo per il Partito Democratico nella legislatura 2009-2014
Note particolari: sostenitore di Articolo 21, liberi di....
Partiti di provenienza: Movimento giovanile Dc, DC.
Debora Serracchiani
Classe: 1970
Città natale: Roma (ma vive a Udine)
Laurea: Giurisprudenza
Professione: Avvocato del lavoro
Incarichi attuali: Eletto parlamentare europeo per il Partito Democratico nella legislatura 2009-2014
Note particolari: un applauditissimo intervento di 13 minuti all'Assemblea dei Circoli del PD,
Partiti di provenienza: PD.
Incarichi nel PD: Candidata a segretario PD regone Friuli
Vasco Errani
Classe: 1955
Città natale: Massa Lombarda
Laurea: NP
Professione: politico
Incarichi attuali: Presidente della Regione Emilia-Romagna
Note particolari: la prossima sarebbe la sua terza candidatura di seguito. Appoggiato da Ignazio Marino.
Incarichi nel PD: Candidato a segretario PD Regone Emilia Romagna (?). Uno dei 45 membri del Comitato nazionale
... post in aggiornameto dinamico, segnalatemi nei commenti altri noi e candidature e dettagli per favore.
Il PD mi affascina, in qualche modo. Come quelle pozze d'acqua in cui il fondo è appena appena visibile, ma mai trasparente..
Per questo sto cominciando a cercare di capire chi sono i suoi dirigenti, non riuscendo ad accontentarmi dell'impressione che siano sempre gli stessi visi riciclati. Userò questa nota, quindi, per prendere appunti.
I miei dati vengono da Wikipedia, spero non siano troppo approssimativi.
Comincerò da Dario Franceschini, che devo dire tra i diversi candidati alla segreteria è quello che mi piace di più - da utilizzatrice finale ovviamente (ops! non è come credete!! intendevo dire da utilizzatrice finale del voto!).
Classe: 1958
Città natale: Ferrara
Laurea: Giurisprudenza
Professione: avvocato
Note particolari: figlio di un ex partigiano bianco
Partiti di provenienza: DC, PPI, Ulivo, tra i fondatori della Margherita.
Sostenitori: Serracchiani, Adinolfi, Rutelli
La posizione: quello che dovrà essere il partito del futuro "Solido, con circoli e militanti, ma non basta più un modello di 50 anni fa. Allora chi voleva partecipare si iscriveva a un partito. Oggi c'è chi prende un impegno solo in occasione delle elezioni o di determinati eventi, che vuole dare una mano non tutto l'anno, ma in determinate circostanze. Questa è una ricchezza del Pd, è oro da difendere"
Pierluigi Bersani
Classe: 1951
Città natale: Bettola (PC)
Laurea: Filosofia
Professione: politico
Note particolari: fondatore del NENS nuova economia nuova società, insieme a Vincenzo Visco.
Partiti di provenienza: Democratici di Sinistra
Sostenitori: D'Alema, Bindi, Letta
La posizione: "Vocazione maggioritaria non vuol dire aspettare di avere il 51% per essere un'alternativa al centrodestra, ma avere un progetto per tutto il centrosinistra e sentire la responsabilità di costruire delle alleanze".
Ignazio Marino
Classe: 1955
Città natale: Genova
Laurea: medicina e chirurgia
Professione: Chirurgo
Note particolari: favorevole al testamento biologico
Partiti di provenienza: Democratici di Sinistra
Sostenitori: Englaro, Casson,
La posizione: Rimettere al centro dell' azione politica la legalità, rimarcare la laicità dello Stato, fare un partito con «una sola corrente, che parta dai circoli». E' questa la sua idea di Pd.
Ed ora gli altri...
David Sassoli
Classe: 1956
Città natale: Firenze
Laurea: nd
Professione: giornalista (Vice Direttore del TG1 tuttora)
Incarichi attuali: Eletto parlamentare europeo per il Partito Democratico nella legislatura 2009-2014
Note particolari: sostenitore di Articolo 21, liberi di....
Partiti di provenienza: Movimento giovanile Dc, DC.
Debora Serracchiani
Classe: 1970
Città natale: Roma (ma vive a Udine)
Laurea: Giurisprudenza
Professione: Avvocato del lavoro
Incarichi attuali: Eletto parlamentare europeo per il Partito Democratico nella legislatura 2009-2014
Note particolari: un applauditissimo intervento di 13 minuti all'Assemblea dei Circoli del PD,
Partiti di provenienza: PD.
Incarichi nel PD: Candidata a segretario PD regone Friuli
Vasco Errani
Classe: 1955
Città natale: Massa Lombarda
Laurea: NP
Professione: politico
Incarichi attuali: Presidente della Regione Emilia-Romagna
Note particolari: la prossima sarebbe la sua terza candidatura di seguito. Appoggiato da Ignazio Marino.
Incarichi nel PD: Candidato a segretario PD Regone Emilia Romagna (?). Uno dei 45 membri del Comitato nazionale
... post in aggiornameto dinamico, segnalatemi nei commenti altri noi e candidature e dettagli per favore.
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venerdì 19 giugno 2009
Vip: condannato ex portavoce Fini
| 2009-06-19 12:12 |
| Vip: condannato ex portavoce Fini |
| Otto mesi a Salvatore Sottile per uso improprio auto di servizio |
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Sottile
giovedì 11 giugno 2009
Il ciclone Debora - commenti a caldo.
Che tristezza leggere oggi su Repubblica i commenti dei veterani del PD riguardo il ciclone “Debora”. Leggo che “tanti dirigenti locali sono infuriati non per il successo di Debora ma per il "modello Serracchiani", dove il criterio di selezione della nuova classe dirigente è solo "stare al posto giusto nel momento giusto", com'è capitato a lei all'assemblea dei circoli del 21 marzo dove pronunciò il suo ottimo discorso rimbalzato sui tanti blog democratici”.
Ma davvero si può pensare che chiunque, al posto di Debora, avrebbe avuto la medesima grinta, modo di fare, capacità di catturare l’attenzione? Ed ecco il paradosso: per salvaguardare i propri personali interessi individuali – di “fare carriera” all’interno del PD – si giunge a negare che il carisma personale abbia la sua buona parte di causa nell’ottenere il consenso.
Al PD – a tutti questi “dirigenti locali” – dico, da cittadina politicamente attiva e non schierata ideologicamente, di avere più umiltà, pensare di più al bene del Paese, anche quando transita per la voce di una 38enne di fegato, e non pensare troppo al gusto del potere di per se. In fondo la domanda è: quale è il vero motivo che vi spinge all’agone politico? Interessarvi, realmente, del bene del Paese. Oppure raggiungere ruoli e luoghi ed anse di potere per il solo gusto del potere?
D’altro canto riesco a comprendere la perplessità di chi fa notare che "anche il neo-onorevole Mario Pirillo ha battuto Berlusconi in Calabria come ha fatto Debora in Friuli. Eppure nessuno ne parla, nessuno lo candida a posti di rilievo nazionale. Potenza del sistema mediatico...", anche se non posso evitare di notare che ancora una volta non si riesce a comprendere, all’interno di questo grande calderone che è il PD, che la vera notizia non è stata che Debora ha superato in voti il Cavaliere, quanto il grande segnale da parte di un intero elettorato, di stanchezza per i soliti noti, adesione ai punti salienti del discorso di Debora che – ma non è potere mediatico, perdonate, solo condivisione pura – è girato a velocità supersonica presso i più disparati tipi di elettori, nell’ultimo refugium democratiae che è la rete internet.
Io vi dico: più “Serracchione” nel mondo. E meno invidie e piccole ritorsioni nel PD. Solo così salveremo la democrazia.
Ma davvero si può pensare che chiunque, al posto di Debora, avrebbe avuto la medesima grinta, modo di fare, capacità di catturare l’attenzione? Ed ecco il paradosso: per salvaguardare i propri personali interessi individuali – di “fare carriera” all’interno del PD – si giunge a negare che il carisma personale abbia la sua buona parte di causa nell’ottenere il consenso.
Al PD – a tutti questi “dirigenti locali” – dico, da cittadina politicamente attiva e non schierata ideologicamente, di avere più umiltà, pensare di più al bene del Paese, anche quando transita per la voce di una 38enne di fegato, e non pensare troppo al gusto del potere di per se. In fondo la domanda è: quale è il vero motivo che vi spinge all’agone politico? Interessarvi, realmente, del bene del Paese. Oppure raggiungere ruoli e luoghi ed anse di potere per il solo gusto del potere?
D’altro canto riesco a comprendere la perplessità di chi fa notare che "anche il neo-onorevole Mario Pirillo ha battuto Berlusconi in Calabria come ha fatto Debora in Friuli. Eppure nessuno ne parla, nessuno lo candida a posti di rilievo nazionale. Potenza del sistema mediatico...", anche se non posso evitare di notare che ancora una volta non si riesce a comprendere, all’interno di questo grande calderone che è il PD, che la vera notizia non è stata che Debora ha superato in voti il Cavaliere, quanto il grande segnale da parte di un intero elettorato, di stanchezza per i soliti noti, adesione ai punti salienti del discorso di Debora che – ma non è potere mediatico, perdonate, solo condivisione pura – è girato a velocità supersonica presso i più disparati tipi di elettori, nell’ultimo refugium democratiae che è la rete internet.
Io vi dico: più “Serracchione” nel mondo. E meno invidie e piccole ritorsioni nel PD. Solo così salveremo la democrazia.
lunedì 4 maggio 2009
A proposito del referendum per la legge elettorale. Da sapere.
tratto dal sito di "giustizia e liberta'"
IL REFERENDUM ELETTORALE GUZZETTA: UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA.
Il referendum abrogativo della legge elettorale vigente (la porcata) che si terrà a giugno 2009 contiene tre quesiti che riempiono diverse pagine delle schede - lenzuolo che ci verranno consegnate, secondo la nota tecnica “manipolativa” dei referendum abrogativi.
Volendo sintetizzare i quesiti saranno tre:
1° Quesito 2° Quesito 3° Quesito
Modulo colore Verde Modulo colore Bianco Modulo colore Rosso
Premio di maggioranza alla Premio di maggioranza alla Abrogazione delle
Lista più votata CAMERA lista più votata candidature multiple
DEI DEPUTATI SENATO
E’ in atto il tormentone dell’election day: votare in coincidenza con le europee e le amministrative o in diversa data.
I referendari (da Guzzetta a Segni a Parisi e altri) si sono addirittura recati a Pontida per invocare l’election day e favorire l’affluenza al voto in quanto è necessario raggiungere il quorum della maggioranza dei voti.
Come noto Veltroni strizzò ripetutamente l’occhiolino ai referendari e così pure Di Pietro, mentre il Partito Democratico non ha assunto apparentemente una posizione pubblica (non solo su questo tema).
Alleanza Nazionale e gran parte dei Parlamentari di Forza Italia si sono schierati a favore del referendum.
Mentre avanza inesorabilmente il partito del Premier e il ruolo del Parlamento viene sempre più compresso, Berlusconi apparentemente tace sull’election day, mentre la Lega è fermamente contraria.
Ma il problema non è solo l’election day che nel clima di generale invocazione più o meno esplicita dell’uomo forte potrebbe favorire la vittoria del SI.
Il problema è quello degli anticorpi, come li definiva un mio antico Maestro, Paolo Sylos Labini: anticorpi capaci di capovolgere l’onda populistica e plebiscitaria trasformandosi in onda democratica.
La scommessa è di raccogliere le forze per vincere e far valere le ragioni del NO: le ragioni della democrazia.
Prima che sia troppo tardi.
Tre ragioni per il NO
1) Perché si tratta di una nuova legge “ACERBO”.
Una legge elettorale condivisa, quale regola del gioco, deve essere
coerente con l'attuale e condiviso assetto costituzionale, confermato dalla
stragrande maggioranza dei cittadini italiani con il voto popolare del 25 e 26 giugno 2006.
Il referendum manipolativo della vigente "porcata" non lo è.
Mussolini volle la legge Acerbo, approvata dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 1923.
Tale legge prevedeva l'adozione del sistema maggioritario all'interno di un collegio unico nazionale.
Alla lista che avrebbe ottenuto più voti sarebbero toccati i due terzi dei
seggi (356), mentre i restanti (179) su base proporzionale andavano alle liste rimaste in minoranza. Era inoltre previsto, qualora la lista di maggioranza fosse una federazione di partiti, un ingente premio di maggioranza al movimento con più voti tra quelli che componevano la lista più grande.
Alle elezioni del 6 aprile 1924, inizio del regime, il Listone Mussolini
prese il 64,9% dei voti ed elesse 375 deputati, mentre le opposizioni di centro sinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante che al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro 1.194.829 del Listone.
E' chiaro che la porcata è negativa al cento per cento, ma è altrettanto evidente che anche il sistema scaturente dal referendum non sarebbe altro che una "superporcata", ancora peggiore dell'attuale.
Una sola lista, in ipotesi anche con il 25% dei voti, purchè prima, otterrebbe il
55% dei seggi.
E' un meccanismo che coltiva l'illusione infantile e antidemocratica che il
sistema dei partiti possa essere radicalmente riformato, passando a soli 2 partiti, esclusivamente per forzatura elettorale, annullando qualunque dinamica politica e negando il principio di rappresentanza.
Negando anzi addirittura il Parlamento, in quanto gli elettori eleggerebbero il Governo, plebiscitandolo.
Un meccanismo che ricalca la legge Acerbo.
Oggi basterebbe, così come sarebbe bastato alle elezioni politiche del 2006, il 23% dei voti all’epoca attribuito a Forza Italia, primo partito, per avere il 55% dei seggi; ovvero come avvenuto nel 2008 il 37% dei voti, così come attribuito al Popolo delle Libertà, primo partito, sempre per avere il 55% dei seggi.
Laddove nel 1924 il Listone fascista con il 64,9% dei voti conquistò il 69,9% dei seggi della Camera, ricevendo dunque un “premio” di gran lunga inferiore.
2) Perché non viene meno il Parlamento dei “nominati” non eletti, per di più da un solo partito e non già da una coalizione di partiti.
Con l'attuale porcata, i parlamentari non sono scelti dai partiti, ma
nominati dai pochi oligarchi delle segreterie, che formano le liste dei candidati secondo un ordine prefissato, che pur presuppone un qualche accordo tra i partiti della coalizione inteso a valorizzare anche posizioni non maggioritarie all’interno della stessa coalizione.
Il referendum rafforzerebbe l'odiosa norma, in quanto nei più lunghi elenchi di candidati dei listoni che ne scaturirebbero l'ordine prefissato dai partiti sarebbe ancora più decisivo per l'elezione della singola persona determinata da un ristretto numero di capi di partito, rappresentando peraltro il partito stesso una fetta minoritaria dei cittadini.
Se poi si pensasse che attraverso le cosiddette “primarie” sia possibile una qualche selezione partecipata, si dovrà certamente considerare che i partecipanti alle “primarie” indette da un singolo partito costituiscono un numero ulteriormente molto ridotto di persone rispetto agli stessi votanti di quel partito; senza contare che notoriamente incombono i soliti “signori delle tessere”.
Chi afferma dunque di combattere il regime dei partiti è viceversa il massimo rappresentante della più feroce partitocrazia!
3) Perché la stessa Corte Costituzionale, sia pure ammettendo il referendum, ha riconosciuto che la legge che ne risulterà sarà incostituzionale (Corte Costituzionale 16/11/2008 n. 15).
La normativa di risulta (la legge che deriverebbe dalla vittoria del SI) non prevede alcuna soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, permettendo alla sola lista più votata di ottenere il premio purchè essa superi il 4% di sbarramento.
Tale risultato presenta evidenti problemi non solo di merito ma anche di costituzionalità.
La Corte Costituzionale si è necessariamente limitata al giudizio di ammissibilità del referendum elettorale, non potendo verificare l’illegittimità costituzionale della legge di risulta, in quanto non investita, nemmeno essendo stata mai investita della questione di legittimità costituzionale dell’attuale porcata.
E tuttavia senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte ha segnalato gravi carenze e problemi di costituzionalità della vigente normativa elettorale e di quella che risulterebbe dal referendum.
Senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte ha infatti segnalato diversi aspetti problematici di una legislazione che continua a non subordinare l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi.
Tant’è che ha affermato espressamente quanto segue: “… questa Corte può spingersi soltanto sino a valutare un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare, che esige il rinnovo periodico degli organi rappresentativi. Ogni ulteriore considerazione deve seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi.
L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi … senza entrare nel merito della normativa di risulta, che non può essere sindacata in questa sede … Nella sede presente è sufficiente tale osservazione per ritenere che il fine intrinseco del referendum, oggi all'esame di questa Corte, non può essere causa di inammissibilità dello stesso. Altro problema è quello, cui si è accennato nel paragrafo precedente, del grado di distorsione in concreto prodotto. Ciò richiederebbe tuttavia una analisi della normativa di risulta ed, ancor prima, della legge vigente, estranea alla natura del giudizio di ammissibilità…”.
Ovviamente, nessuno dei sostenitori del referendum vi ha fatto cenno.
Peraltro il risultato voluto dai referendari è stato in concreto anticipato dai maggiori partiti politici, come dimostra la vicenda elettorale del 2008, che ha visto la nascita del Partito Democratico che da solo si è opposto al Popolo delle Libertà.
Sovviene in proposito una considerazione ovvia: se i maggiori partiti vogliono, possono già ora decidere se correre da soli (come hanno sostanzialmente fatto alle ultime elezioni) o in coalizione.
Al momento, infatti, nessuno punta la pistola sulla fronte di nessuno e tutti sono liberi di decidere se presentarsi da soli o in compagnia, ma è proprio questa libertà di scelta che il referendum intende abrogare.
Altra osservazione non meno importante: il Porcellum rimarrebbe nella sostanza un Porcellum rafforzato.
L'assurdo premio di maggioranza, assegnato senza alcun criterio di raggiungimento di un risultato minimo, rimarrebbe tale ed anzi amplificato nei suoi aspetti peggiori. Nessuna possibilità per gli elettori d'intervenire sulle imposizioni provenienti dai partiti circa i nomi da eleggere. Ed anzi, proprio l'impossibilità di presentare le coalizioni toglierà agli elettori l'unica possibilità che oggi hanno d'intervenire, laddove queste si costituissero, sugli equilibri interni delle coalizioni stesse.
Si deve allora concludere, e sovviene in proposito il ricordo di un’antica battaglia dei democratici italiani, che ancora una volta siamo davanti ad una truffa.
E’ difficile pensare che i maggiori partiti che siedono attualmente in Parlamento si facciano carico di emendare la vigente normativa elettorale, democratizzandola, come dimostra la vicenda delle Giunte delle elezioni delle Camere elette competenti a valutare la legittimità della normativa elettorale, come affermato dal Consiglio di Stato e dalla Corte di Cassazione.
Sarebbe come se negli Stati Uniti fosse chiesto ai tacchini di organizzare il menù per il Giorno del Ringraziamento!
Per sollecitare lo sdegno pubblico i referendari se la sono presa solo con i Parlamentari “nominati” e non “eletti”.
Questa è l’ennesima ipocrisia perché i referendum non mettono in discussione le liste dei “nominati”, che anzi vengono rafforzate.
Con il divieto delle coalizioni ci saranno ancora meno persone a nominare i parlamentari.
Non c’è limite all’indecenza.
Solo lo scatto di reni di un popolo di anticorpi potrà arrestare l’onda della deriva antidemocratica.
Torino, lì 27 marzo 2009.
Antonio CAPUTO
IL REFERENDUM ELETTORALE GUZZETTA: UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA.
Il referendum abrogativo della legge elettorale vigente (la porcata) che si terrà a giugno 2009 contiene tre quesiti che riempiono diverse pagine delle schede - lenzuolo che ci verranno consegnate, secondo la nota tecnica “manipolativa” dei referendum abrogativi.
Volendo sintetizzare i quesiti saranno tre:
1° Quesito 2° Quesito 3° Quesito
Modulo colore Verde Modulo colore Bianco Modulo colore Rosso
Premio di maggioranza alla Premio di maggioranza alla Abrogazione delle
Lista più votata CAMERA lista più votata candidature multiple
DEI DEPUTATI SENATO
E’ in atto il tormentone dell’election day: votare in coincidenza con le europee e le amministrative o in diversa data.
I referendari (da Guzzetta a Segni a Parisi e altri) si sono addirittura recati a Pontida per invocare l’election day e favorire l’affluenza al voto in quanto è necessario raggiungere il quorum della maggioranza dei voti.
Come noto Veltroni strizzò ripetutamente l’occhiolino ai referendari e così pure Di Pietro, mentre il Partito Democratico non ha assunto apparentemente una posizione pubblica (non solo su questo tema).
Alleanza Nazionale e gran parte dei Parlamentari di Forza Italia si sono schierati a favore del referendum.
Mentre avanza inesorabilmente il partito del Premier e il ruolo del Parlamento viene sempre più compresso, Berlusconi apparentemente tace sull’election day, mentre la Lega è fermamente contraria.
Ma il problema non è solo l’election day che nel clima di generale invocazione più o meno esplicita dell’uomo forte potrebbe favorire la vittoria del SI.
Il problema è quello degli anticorpi, come li definiva un mio antico Maestro, Paolo Sylos Labini: anticorpi capaci di capovolgere l’onda populistica e plebiscitaria trasformandosi in onda democratica.
La scommessa è di raccogliere le forze per vincere e far valere le ragioni del NO: le ragioni della democrazia.
Prima che sia troppo tardi.
Tre ragioni per il NO
1) Perché si tratta di una nuova legge “ACERBO”.
Una legge elettorale condivisa, quale regola del gioco, deve essere
coerente con l'attuale e condiviso assetto costituzionale, confermato dalla
stragrande maggioranza dei cittadini italiani con il voto popolare del 25 e 26 giugno 2006.
Il referendum manipolativo della vigente "porcata" non lo è.
Mussolini volle la legge Acerbo, approvata dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 1923.
Tale legge prevedeva l'adozione del sistema maggioritario all'interno di un collegio unico nazionale.
Alla lista che avrebbe ottenuto più voti sarebbero toccati i due terzi dei
seggi (356), mentre i restanti (179) su base proporzionale andavano alle liste rimaste in minoranza. Era inoltre previsto, qualora la lista di maggioranza fosse una federazione di partiti, un ingente premio di maggioranza al movimento con più voti tra quelli che componevano la lista più grande.
Alle elezioni del 6 aprile 1924, inizio del regime, il Listone Mussolini
prese il 64,9% dei voti ed elesse 375 deputati, mentre le opposizioni di centro sinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante che al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro 1.194.829 del Listone.
E' chiaro che la porcata è negativa al cento per cento, ma è altrettanto evidente che anche il sistema scaturente dal referendum non sarebbe altro che una "superporcata", ancora peggiore dell'attuale.
Una sola lista, in ipotesi anche con il 25% dei voti, purchè prima, otterrebbe il
55% dei seggi.
E' un meccanismo che coltiva l'illusione infantile e antidemocratica che il
sistema dei partiti possa essere radicalmente riformato, passando a soli 2 partiti, esclusivamente per forzatura elettorale, annullando qualunque dinamica politica e negando il principio di rappresentanza.
Negando anzi addirittura il Parlamento, in quanto gli elettori eleggerebbero il Governo, plebiscitandolo.
Un meccanismo che ricalca la legge Acerbo.
Oggi basterebbe, così come sarebbe bastato alle elezioni politiche del 2006, il 23% dei voti all’epoca attribuito a Forza Italia, primo partito, per avere il 55% dei seggi; ovvero come avvenuto nel 2008 il 37% dei voti, così come attribuito al Popolo delle Libertà, primo partito, sempre per avere il 55% dei seggi.
Laddove nel 1924 il Listone fascista con il 64,9% dei voti conquistò il 69,9% dei seggi della Camera, ricevendo dunque un “premio” di gran lunga inferiore.
2) Perché non viene meno il Parlamento dei “nominati” non eletti, per di più da un solo partito e non già da una coalizione di partiti.
Con l'attuale porcata, i parlamentari non sono scelti dai partiti, ma
nominati dai pochi oligarchi delle segreterie, che formano le liste dei candidati secondo un ordine prefissato, che pur presuppone un qualche accordo tra i partiti della coalizione inteso a valorizzare anche posizioni non maggioritarie all’interno della stessa coalizione.
Il referendum rafforzerebbe l'odiosa norma, in quanto nei più lunghi elenchi di candidati dei listoni che ne scaturirebbero l'ordine prefissato dai partiti sarebbe ancora più decisivo per l'elezione della singola persona determinata da un ristretto numero di capi di partito, rappresentando peraltro il partito stesso una fetta minoritaria dei cittadini.
Se poi si pensasse che attraverso le cosiddette “primarie” sia possibile una qualche selezione partecipata, si dovrà certamente considerare che i partecipanti alle “primarie” indette da un singolo partito costituiscono un numero ulteriormente molto ridotto di persone rispetto agli stessi votanti di quel partito; senza contare che notoriamente incombono i soliti “signori delle tessere”.
Chi afferma dunque di combattere il regime dei partiti è viceversa il massimo rappresentante della più feroce partitocrazia!
3) Perché la stessa Corte Costituzionale, sia pure ammettendo il referendum, ha riconosciuto che la legge che ne risulterà sarà incostituzionale (Corte Costituzionale 16/11/2008 n. 15).
La normativa di risulta (la legge che deriverebbe dalla vittoria del SI) non prevede alcuna soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, permettendo alla sola lista più votata di ottenere il premio purchè essa superi il 4% di sbarramento.
Tale risultato presenta evidenti problemi non solo di merito ma anche di costituzionalità.
La Corte Costituzionale si è necessariamente limitata al giudizio di ammissibilità del referendum elettorale, non potendo verificare l’illegittimità costituzionale della legge di risulta, in quanto non investita, nemmeno essendo stata mai investita della questione di legittimità costituzionale dell’attuale porcata.
E tuttavia senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte ha segnalato gravi carenze e problemi di costituzionalità della vigente normativa elettorale e di quella che risulterebbe dal referendum.
Senza pretendere di emettere alcun giudizio anticipato di legittimità costituzionale, la Corte ha infatti segnalato diversi aspetti problematici di una legislazione che continua a non subordinare l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi.
Tant’è che ha affermato espressamente quanto segue: “… questa Corte può spingersi soltanto sino a valutare un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare, che esige il rinnovo periodico degli organi rappresentativi. Ogni ulteriore considerazione deve seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi.
L'impossibilità di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi … senza entrare nel merito della normativa di risulta, che non può essere sindacata in questa sede … Nella sede presente è sufficiente tale osservazione per ritenere che il fine intrinseco del referendum, oggi all'esame di questa Corte, non può essere causa di inammissibilità dello stesso. Altro problema è quello, cui si è accennato nel paragrafo precedente, del grado di distorsione in concreto prodotto. Ciò richiederebbe tuttavia una analisi della normativa di risulta ed, ancor prima, della legge vigente, estranea alla natura del giudizio di ammissibilità…”.
Ovviamente, nessuno dei sostenitori del referendum vi ha fatto cenno.
Peraltro il risultato voluto dai referendari è stato in concreto anticipato dai maggiori partiti politici, come dimostra la vicenda elettorale del 2008, che ha visto la nascita del Partito Democratico che da solo si è opposto al Popolo delle Libertà.
Sovviene in proposito una considerazione ovvia: se i maggiori partiti vogliono, possono già ora decidere se correre da soli (come hanno sostanzialmente fatto alle ultime elezioni) o in coalizione.
Al momento, infatti, nessuno punta la pistola sulla fronte di nessuno e tutti sono liberi di decidere se presentarsi da soli o in compagnia, ma è proprio questa libertà di scelta che il referendum intende abrogare.
Altra osservazione non meno importante: il Porcellum rimarrebbe nella sostanza un Porcellum rafforzato.
L'assurdo premio di maggioranza, assegnato senza alcun criterio di raggiungimento di un risultato minimo, rimarrebbe tale ed anzi amplificato nei suoi aspetti peggiori. Nessuna possibilità per gli elettori d'intervenire sulle imposizioni provenienti dai partiti circa i nomi da eleggere. Ed anzi, proprio l'impossibilità di presentare le coalizioni toglierà agli elettori l'unica possibilità che oggi hanno d'intervenire, laddove queste si costituissero, sugli equilibri interni delle coalizioni stesse.
Si deve allora concludere, e sovviene in proposito il ricordo di un’antica battaglia dei democratici italiani, che ancora una volta siamo davanti ad una truffa.
E’ difficile pensare che i maggiori partiti che siedono attualmente in Parlamento si facciano carico di emendare la vigente normativa elettorale, democratizzandola, come dimostra la vicenda delle Giunte delle elezioni delle Camere elette competenti a valutare la legittimità della normativa elettorale, come affermato dal Consiglio di Stato e dalla Corte di Cassazione.
Sarebbe come se negli Stati Uniti fosse chiesto ai tacchini di organizzare il menù per il Giorno del Ringraziamento!
Per sollecitare lo sdegno pubblico i referendari se la sono presa solo con i Parlamentari “nominati” e non “eletti”.
Questa è l’ennesima ipocrisia perché i referendum non mettono in discussione le liste dei “nominati”, che anzi vengono rafforzate.
Con il divieto delle coalizioni ci saranno ancora meno persone a nominare i parlamentari.
Non c’è limite all’indecenza.
Solo lo scatto di reni di un popolo di anticorpi potrà arrestare l’onda della deriva antidemocratica.
Torino, lì 27 marzo 2009.
Antonio CAPUTO
venerdì 13 marzo 2009
L'esempio estremo di Roma: i tagli governativi colpiscono alla cieca anzitutto la cultura
di Rosanna Pilolli
S.O.S. cultura per i Municipi di Roma da quando la scure finanziaria di Alemanno vi si è abbattuta in modo massiccio. Le iniziative, gli eventi letterari, i festival cinematografici e musicali divenuti nel tempo classici e di grande aspettativa per i romani e non solo, sono decisamente in pericolo. Non è soltanto la fuga dalla "Notte Bianca" ma piuttosto l'ingresso in una inedita "Notte nera" di deficit culturale, un possibile salto all'indietro di anni. Un ritorno al grigiore della Roma dei lontani anni sessanta. Salta il Tavolo di promozione della cultura scientifica promosso con successo crescente dal quartiere di S.Lorenzo (Municipio III) che passa di colpo da un finanziamento trasferito di 51.400 euro alla modesta somma di 20.000 euro in ordine alla quale resta fortemente il dubbio anche sulla continuità delle attività scolastiche oltre-orario.
Il VI Municipio, ad esempio, perde non solo la possibilità di ripetere il festival della musica blues ma anche quella di commemorare adeguatamente la Festa della Liberazione del 25 aprile dal nazi-fascismo. I tagli di bilancio operati su questo Municipio, davvero pesantissimi, hanno ridotto il "budget" attribuito nello scorso anno da 120.000 euro addirittura a 20.000.
E' sgradevolmente difficile immaginare quali iniziative potranno "inventarsi" culturalmente il V e il X Municipio, rispettivamente per i territori Tiburtina e Cinecittà, se il primo passa da 166.500 euro ai miseri 20.000 e il secondo da 130.000 euro ai consueti ed insufficienti 20.000. Avanti ancora sulla strada dei tagli: riduzioni del 71% per il XIX Municipio (Balduina) e del 63% per il XX (Tor di Quinto. Una sorte analoga subisce l'EUR (XII Municipio) il cui budget culturale viene drasticamente ridotto dell'85%. Gli effetti delle penalizzazioni non sono di nicchia: hanno visibilità e si estendono a settori fino ad oggi considerati e sentiti di primaria importanza.
In un clima di allarme culturale sui territori della città, due situazioni limite: il XVII municipio (Aurelia) non subisce alcun taglio e mantiene i suoi 140.000 euro, mentre è particolarmente punitiva la situazione del XV Municipio (Arvalia Portuense) che subisce una decurtazione sulla spesa corrente di quasi un milione di euro. La cultura, poi, è la vittima privilegiata: il budget previsto, passa da 177.000 euro a zero.
E' davvero un errore permettere che regrediscano culturalmente, e non solo, i popolatissimi quartieri (Marconi, Magliana, Corviale, Trullo, Ponte Galeria) di questo Municipio esteso quanto la città di Barcellona. Da anni era stata avviata in tutto il territorio e condotta a termine la promozione socio-culturale, il riscatto di intere zone, concepite dai "palazzinari" del sacco di Roma come quartieri-dormitorio.
Inoltre, secondo le proteste espresse ad Alemanno dai Presidenti municipali interessati, l'operazione di bilancio voluta dal Comune non è stata attuata in modo strettamente armonico e in confronto dialettico e trasparente con il Campidoglio.
Gli effetti preoccupanti dei tagli di Alemanno invadono anche il campo dei servizi legati strettamente all'ordine cittadino ed alla sicurezza. Ad esempio, il XIII Municipio (Ostia Lido) perde ben 15 vigili urbani.
Ed è ridotta dell'80% l'assistenza alloggiativa dell'XI Municipio (Appia antica) che passa da 122.000 a 20.000.
I tagli operati dal nuovo governo del Campidoglio proseguono drammaticamente nel solco delle progressive decurtazioni finanziarie della città di Roma operate negli anni di centro destra, dal 2001 al 2006.
Infatti, progressivamente, i trasferimenti finanziari alla città sono scesi dagli iniziali 1.231 milioni di euro a 1.027 (non andava punita Roma ladrona e di centro sinistra?). Inoltre l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, fiore (vittorioso) all'occhiello della campagna elettorale dei partiti della destra, ha causato una perdita di quasi 200 milioni di euro sulla rata di giugno ed altrettanti su quella di dicembre. Il vantaggio è stato dei cittadini di lusso e delle abitazioni di lusso: gli altri paghino pure in termini di disservizio.
Così l'idea di città multicentrica, portata avanti con successo dalle giunte di centro sinistra, subisce un contraccolpo concettuale oltre che economico.
Roma arretra e torna modesta: la capitale di un Paese difficile.
Diventa perciò più difficile descriverla come il luogo dei luoghi, la Grande, la Generosa, l'Accogliente, aperta a tutte le culture che vi si affacciano. Realmente solidale e multietnica senza ipocrisie di facciata o atteggiamenti caritatevoli.
13-03-2009
Il VI Municipio, ad esempio, perde non solo la possibilità di ripetere il festival della musica blues ma anche quella di commemorare adeguatamente la Festa della Liberazione del 25 aprile dal nazi-fascismo. I tagli di bilancio operati su questo Municipio, davvero pesantissimi, hanno ridotto il "budget" attribuito nello scorso anno da 120.000 euro addirittura a 20.000.
E' sgradevolmente difficile immaginare quali iniziative potranno "inventarsi" culturalmente il V e il X Municipio, rispettivamente per i territori Tiburtina e Cinecittà, se il primo passa da 166.500 euro ai miseri 20.000 e il secondo da 130.000 euro ai consueti ed insufficienti 20.000. Avanti ancora sulla strada dei tagli: riduzioni del 71% per il XIX Municipio (Balduina) e del 63% per il XX (Tor di Quinto. Una sorte analoga subisce l'EUR (XII Municipio) il cui budget culturale viene drasticamente ridotto dell'85%. Gli effetti delle penalizzazioni non sono di nicchia: hanno visibilità e si estendono a settori fino ad oggi considerati e sentiti di primaria importanza.
In un clima di allarme culturale sui territori della città, due situazioni limite: il XVII municipio (Aurelia) non subisce alcun taglio e mantiene i suoi 140.000 euro, mentre è particolarmente punitiva la situazione del XV Municipio (Arvalia Portuense) che subisce una decurtazione sulla spesa corrente di quasi un milione di euro. La cultura, poi, è la vittima privilegiata: il budget previsto, passa da 177.000 euro a zero.
E' davvero un errore permettere che regrediscano culturalmente, e non solo, i popolatissimi quartieri (Marconi, Magliana, Corviale, Trullo, Ponte Galeria) di questo Municipio esteso quanto la città di Barcellona. Da anni era stata avviata in tutto il territorio e condotta a termine la promozione socio-culturale, il riscatto di intere zone, concepite dai "palazzinari" del sacco di Roma come quartieri-dormitorio.
Inoltre, secondo le proteste espresse ad Alemanno dai Presidenti municipali interessati, l'operazione di bilancio voluta dal Comune non è stata attuata in modo strettamente armonico e in confronto dialettico e trasparente con il Campidoglio.
Gli effetti preoccupanti dei tagli di Alemanno invadono anche il campo dei servizi legati strettamente all'ordine cittadino ed alla sicurezza. Ad esempio, il XIII Municipio (Ostia Lido) perde ben 15 vigili urbani.
Ed è ridotta dell'80% l'assistenza alloggiativa dell'XI Municipio (Appia antica) che passa da 122.000 a 20.000.
I tagli operati dal nuovo governo del Campidoglio proseguono drammaticamente nel solco delle progressive decurtazioni finanziarie della città di Roma operate negli anni di centro destra, dal 2001 al 2006.
Infatti, progressivamente, i trasferimenti finanziari alla città sono scesi dagli iniziali 1.231 milioni di euro a 1.027 (non andava punita Roma ladrona e di centro sinistra?). Inoltre l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, fiore (vittorioso) all'occhiello della campagna elettorale dei partiti della destra, ha causato una perdita di quasi 200 milioni di euro sulla rata di giugno ed altrettanti su quella di dicembre. Il vantaggio è stato dei cittadini di lusso e delle abitazioni di lusso: gli altri paghino pure in termini di disservizio.
Così l'idea di città multicentrica, portata avanti con successo dalle giunte di centro sinistra, subisce un contraccolpo concettuale oltre che economico.
Roma arretra e torna modesta: la capitale di un Paese difficile.
Diventa perciò più difficile descriverla come il luogo dei luoghi, la Grande, la Generosa, l'Accogliente, aperta a tutte le culture che vi si affacciano. Realmente solidale e multietnica senza ipocrisie di facciata o atteggiamenti caritatevoli.
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