Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01522 presentata da DARIO FRANCESCHINI martedì 15 marzo 2011, seduta n.449
FRANCESCHINI, MARIANI, VENTURA, MARAN, VILLECCO CALIPARI, AMICI, BOCCIA, LENZI, QUARTIANI, GIACHETTI, ROSATO, BENAMATI, BOCCI, BRAGA, BRATTI, ESPOSITO, GINOBLE, IANNUZZI, MARANTELLI, MARGIOTTA, MORASSUT, MOTTA, REALACCI, VIOLA e RUBINATO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
- Per sapere - premesso che:
resta alto l'allarme sulla sicurezza delle centrali nucleari in Giappone dopo il devastante terremoto dell'11 marzo 2011, nonostante gli elevati standard di sicurezza adottati dal suddetto Paese per prevenire il rischio sismico;
secondo autorevoli osservatori la situazione nelle centrali nucleari colpite dal sisma in Giappone è molto grave e non è scongiurato il rischio di una grande catastrofe nucleare;
il Commissario europeo all'energia, Günther Öttinger, ha chiesto all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) di convocare una riunione d'emergenza dei Paesi membri dell'organizzazione per valutare le misure di emergenza e di sicurezza da adottare in Europa in seguito all'allarme nucleare in Giappone e le possibili implicazioni degli eventi giapponesi sulla sicurezza degli impianti nucleari;
in Europa la Germania ha deciso di sospendere il prolungamento del ciclo di vita operativo dei 16 reattori atomici civili ancora attivi nel Paese; la Svizzera ha bloccato la procedura di domanda di autorizzazione alla costruzione di tre nuovi siti; l'Austria chiede un riesame a livello europeo; il Belgio sta ripensando a fondo l'uso dell'energia nucleare, da cui ricava oltre il 70 per cento del fabbisogno; domani a Bruxelles la Commissione europea terrà un vertice con i responsabili ufficiali dei Paesi dell'Unione europea con centrali nucleari e con i gestori degli impianti;
molti Paesi dell'Unione europea sembrano orientati in tempi brevi a ripensare alla scelta nucleare e ad incentivare il più possibile la conversione delle fonti energetiche verso le energie rinnovabili;
le Commissioni ambiente e attività produttive, mercoledì 16 marzo 2011, dovrebbero esprimere il parere sullo schema di decreto legislativo (atto 333) correttivo del decreto legislativo n. 31 del 2010, che disciplina la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio nel territorio nazionale di impianti nucleari;
la decisione, assunta dal Governo, di tornare all'energia nucleare sembra caratterizzata più da una pulsione ideologica che da una vera e propria pianificazione strategica, basata su un'attenta analisi costi-benefici, che tenga conto dei rischi ambientali e sanitari dell'opzione atomica; basti pensare che il costo di decommissioning degli impianti attualmente presenti in Italia è valutato in circa 4 miliardi di euro, con esclusione dei costi per lo smaltimento dei rifiuti;
a dimostrare l'incertezza che caratterizza l'azione del Governo si registra: sia l'emanazione di un provvedimento correttivo del decreto attuativo della norma sul ritorno all'energia nucleare, con cui erano state dettate le linee per la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio degli impianti nucleari, dando così prova di una sostanziale approssimazione legislativa; sia la mancanza dell'individuazione dei siti di stoccaggio, parametro essenziale e irrinunciabile per un Paese che, con serietà e responsabilità, abbia deciso di intraprendere una così delicata scelta in materia di produzione energetica; inoltre, il provvedimento non riconosce il ruolo fondamentale e vincolante in merito alla gestione delle centrali e delle scorie che le regioni dovrebbero avere in un Paese realmente federalista;
il recente rapporto dell'Enea, «Energia e ambiente», segnala che il Governo prospetta di realizzare nucleare di terza generazione migliorata - non ci sono infatti, secondo l'Enea, prospettive temporali praticabili per le centrali di quarta generazione - e prevede l'installazione del primo impianto Epr (European pressurized reactor) da 1,6 gigawatt (GW) nel 2025, fino ad una capacità totale di oltre 11 gigawatt (GW), corrispondenti a 7 centrali, nel 2050;
secondo elaborazioni dell'Enea, l'introduzione di centrali nucleari in Italia entrerà in competizione con la produzione elettrica da impianti a gas naturale e, nell'ultimo decennio, anche con impianti a fonti rinnovabili, arrivando a coprire fino al 20 per cento del fabbisogno elettrico in Italia nel 2050; si prevede un costo totale di investimento nel periodo considerato di oltre 35 miliardi di euro, esclusi i costi di decommissioning, ossia i costi di smantellamento e chiusura di una centrale nucleare;
rilevanti sono i costi da sostenere per la messa in sicurezza delle scorie radioattive; un impianto in corso di realizzazione in Francia per lo stoccaggio di scorie radioattive ha un costo iniziale di 15 miliardi di euro; vi è, inoltre, da rilevare che al momento il Governo non ha ancora individuato il sito dove stoccare le scorie che provengono da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie, dall'attività di smantellamento delle vecchie centrali e dalle attività delle nuove centrali; soltanto entro il 2015 si prevede l'effettiva individuazione dell'area che ospiterà il deposito nazionale, la cui costruzione è prevista entro i cinque anni successivi (2020);
il Partito Democratico ritiene che la soluzione ai problemi energetici non sia un ritorno al nucleare che, a questo stato di tecnologia, comporta costi elevati e ingenti risorse da investire tali da spiazzare investimenti alternativi in tecnologie per le energie rinnovabili anche molto promettenti, come il progetto Archimede in Sicilia, per la realizzazione di centrali con una tecnologia che nel 2050 potrebbe non corrispondere ai requisiti di sicurezza richiesti dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea);
in tutto l'Occidente sono in costruzione due soli impianti nucleari, uno in Francia a Flamanville e uno in Finlandia a Oikiluoto, entrambi con tecnologia francese Areva, la stessa scelta dall'Enel e dal Governo italiano, oggi oggetto di contenzioso tra le istituzioni;
l'impianto di Oikiluoto avrebbe dovuto essere consegnato nel 2010, si parla ora del 2012 e i costi di costruzione sono già aumentati del 60 per cento;
il 22 ottobre 2009 c'è stata una significativa e irrituale messa in mora dei sistemi di questi impianti con tecnologie Areva espressa con un comunicato congiunto delle tre agenzie per la sicurezza nucleare: la francese ASN, la britannica HSÈsND e la finlandese Stuk. Questo determinerà ulteriori allungamenti dei tempi e ulteriori innalzamenti dei costi;
il Massachussets institute of technology (Mit) ha sottolineato come il costo del chilowattora nucleare sia significativamente superiore a quello delle altre fonti tradizionali;
la scelta nucleare fu a suo tempo bocciata dai cittadini italiani con il referendum del 1987, quindi una sua riproposizione richiede grande cautela anche dal punto di vista democratico;
gran parte del territorio del nostro Paese è caratterizzato da aree ad elevato rischio sismico e idrogeologico per la cui prevenzione sono stanziate attualmente risorse insufficienti -:
quali iniziative intenda assumere per disporre la sospensione delle procedure relative alla localizzazione e alla realizzazione di nuove centrali nucleari in Italia in considerazione dell'imprescindibile esigenza di attendere l'esito delle valutazioni in sede scientifica degli eventi giapponesi, nonché del referendum abrogativo della disposizione che ammette la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia giudicato pienamente ammissibile dalla Corte costituzionale con sentenza n. 28 del 2011.
(3-01522)
Auspicando la 'rivoluzione democratica' non pensiamo alle armi e nemmeno alla rivolta di piazza, ma ad una forte e continua pressione popolare, sempre meglio organizzata ( questo sì !), visto che - anche se non tutti, ad oggi, lo avvertono- da tempo non ci troviamo più in condizioni di normale svolgimento della vita democratica.
venerdì 18 marzo 2011
sabato 5 febbraio 2011
E' tempo di rivoluzione democratica
di Vittorio Emanuele Esposito
Auspicando la 'rivoluzione democratica' non pensiamo alle armi e nemmeno alla rivolta di piazza, ma ad una forte e continua pressione popolare, sempre meglio organizzata ( questo sì !), visto che - anche se non tutti, ad oggi, lo avvertono- da tempo non ci troviamo più in condizioni di normale svolgimento della vita democratica.
La maggioranza degli italiani, infatti, il 60%, ma forse anche di più, rimane inascoltata, non ha più mezzi e possibilità di influire sulle decisioni del Governo, che non tiene in alcun conto i suoi reali bisogni, i suoi appelli accorati, i suoi umori giustificati e governa solo in nome e per conto di una parte, e spesso secondo i prevalenti interessi di una sola persona.
La legge elettorale consente alla maggioranza parlamentare di chiudersi in se stessa; il consenso è ridotto alla conta dei voti, molti dei quali comprati, come nel mercato calcistico, o ottenuti grazie a contropartite e ricatti.
Il dialogo tra governanti e governati, avviene ormai attraverso canali televisivi di proprietà o è affidato a un drappello di guastatori, che invadono gli spazi più liberi con il preciso compito di disturbare o di soffocare , non con argomenti, ma con urla e irrisioni, gli oppositori, mentre, dall'altra parte, l'opposizione si dimostra debole e divisa al proprio interno e accoglie, senza reagire come dovrebbe, le accuse che vengono rivolte all'una o all'altra sua componente, prestandosi al gioco degli avversari.
E, allora, la parola e l'iniziativa devono tornare al popolo, alla società che non vive di politica e non ha problemi di prudenza legati alla conquista del consenso elettorale e può con libertà dettare una nuova agenda politica , senza mediazioni e compromessi, e dire a gran voce: è arrivata l'ora di cambiare; questo sistema non ci piace!!!
Vogliamo un Parlamento di individui liberi e non aggregati in cosche o cricche, un Governo che rappresenti tutti i cittadini e non solo il proprio elettorato, vogliamo Partiti e Sindacati in cui si svolga un'autentica vita democratica, disciplinata dalla legge; vogliamo che la democrazia sia garantita anche nelle istituzioni giudiziarie, nella scuola, nell'organizzazione sanitaria, nella fabbrica, sottratte al centralismo dei Partiti e del Governo e restituite ai cittadini, vogliamo l'esercizio effettivo delle libertà locali e non un nuovo centralismo territoriale mascherato da federalismo.
E, poiché la libertà è solo un inganno se non si accompagna ad una distribuzione, proporzionata ed equa della ricchezza che l'intera società produce, vogliamo che la spesa pubblica abbia come assolute priorità la cultura, il lavoro, gli interventi sociali e che si cominci a pensare a misure perequative capaci di riequilibrare il rapporto ricchezza-povertà che si è divaricato in modo non più tollerabile per una società che voglia restare unità.
Per questo il Nuovo Partito d'Azione intende fare la sua battaglia a partire dalla Patrimoniale, contro chi l'avversa per interessi di classe, per ossequio ad un liberismo libresco, che chiude gli occhi di fronte ai molteplici ostacoli reali che si oppongono alla libera concorrenza e al libero mercato, o contro chi la rifiuta come misura 'impopolare' per puro calcolo politico.
Le passività del Bilancio statale finora sono state finanziate con l'emissione di titoli che hanno moltiplicato in modo esponenziale il Debito Pubblico e hanno scaricato il costo degli interessi (giunti alcuni decenni fa al 20%), cioè il guadagno dei grandi acquirenti, sull'insieme dei consumatori.
L'imposta sui grandi patrimoni, unita alla lotta all'evasione, che va contrastata con misure severe, fino alla confisca totale dei capitali sottratti al fisco- va nella direzione opposta di una perequazione sociale e della liquidazione dei patrimoni accumulati , che così vengono rimessi in circolazione per pagare gli interessi, restituire il Debito, avviare energiche politiche sociali e nuovi investimenti e per d i m i n u i re il peso fiscale che grava in modo eccessivo sulla massa dei contribuenti e sulle imprese.
Non basta più un riformismo blando come la camomilla.
Ci vuole una rivoluzione.
Appunto: la 'rivoluzione democratica', che solo un popolo giunto all'estremo della sua sopportazione può realizzare.
Auspicando la 'rivoluzione democratica' non pensiamo alle armi e nemmeno alla rivolta di piazza, ma ad una forte e continua pressione popolare, sempre meglio organizzata ( questo sì !), visto che - anche se non tutti, ad oggi, lo avvertono- da tempo non ci troviamo più in condizioni di normale svolgimento della vita democratica.
La maggioranza degli italiani, infatti, il 60%, ma forse anche di più, rimane inascoltata, non ha più mezzi e possibilità di influire sulle decisioni del Governo, che non tiene in alcun conto i suoi reali bisogni, i suoi appelli accorati, i suoi umori giustificati e governa solo in nome e per conto di una parte, e spesso secondo i prevalenti interessi di una sola persona.
La legge elettorale consente alla maggioranza parlamentare di chiudersi in se stessa; il consenso è ridotto alla conta dei voti, molti dei quali comprati, come nel mercato calcistico, o ottenuti grazie a contropartite e ricatti.
Il dialogo tra governanti e governati, avviene ormai attraverso canali televisivi di proprietà o è affidato a un drappello di guastatori, che invadono gli spazi più liberi con il preciso compito di disturbare o di soffocare , non con argomenti, ma con urla e irrisioni, gli oppositori, mentre, dall'altra parte, l'opposizione si dimostra debole e divisa al proprio interno e accoglie, senza reagire come dovrebbe, le accuse che vengono rivolte all'una o all'altra sua componente, prestandosi al gioco degli avversari.
E, allora, la parola e l'iniziativa devono tornare al popolo, alla società che non vive di politica e non ha problemi di prudenza legati alla conquista del consenso elettorale e può con libertà dettare una nuova agenda politica , senza mediazioni e compromessi, e dire a gran voce: è arrivata l'ora di cambiare; questo sistema non ci piace!!!
Vogliamo un Parlamento di individui liberi e non aggregati in cosche o cricche, un Governo che rappresenti tutti i cittadini e non solo il proprio elettorato, vogliamo Partiti e Sindacati in cui si svolga un'autentica vita democratica, disciplinata dalla legge; vogliamo che la democrazia sia garantita anche nelle istituzioni giudiziarie, nella scuola, nell'organizzazione sanitaria, nella fabbrica, sottratte al centralismo dei Partiti e del Governo e restituite ai cittadini, vogliamo l'esercizio effettivo delle libertà locali e non un nuovo centralismo territoriale mascherato da federalismo.
E, poiché la libertà è solo un inganno se non si accompagna ad una distribuzione, proporzionata ed equa della ricchezza che l'intera società produce, vogliamo che la spesa pubblica abbia come assolute priorità la cultura, il lavoro, gli interventi sociali e che si cominci a pensare a misure perequative capaci di riequilibrare il rapporto ricchezza-povertà che si è divaricato in modo non più tollerabile per una società che voglia restare unità.
Per questo il Nuovo Partito d'Azione intende fare la sua battaglia a partire dalla Patrimoniale, contro chi l'avversa per interessi di classe, per ossequio ad un liberismo libresco, che chiude gli occhi di fronte ai molteplici ostacoli reali che si oppongono alla libera concorrenza e al libero mercato, o contro chi la rifiuta come misura 'impopolare' per puro calcolo politico.
Le passività del Bilancio statale finora sono state finanziate con l'emissione di titoli che hanno moltiplicato in modo esponenziale il Debito Pubblico e hanno scaricato il costo degli interessi (giunti alcuni decenni fa al 20%), cioè il guadagno dei grandi acquirenti, sull'insieme dei consumatori.
L'imposta sui grandi patrimoni, unita alla lotta all'evasione, che va contrastata con misure severe, fino alla confisca totale dei capitali sottratti al fisco- va nella direzione opposta di una perequazione sociale e della liquidazione dei patrimoni accumulati , che così vengono rimessi in circolazione per pagare gli interessi, restituire il Debito, avviare energiche politiche sociali e nuovi investimenti e per d i m i n u i re il peso fiscale che grava in modo eccessivo sulla massa dei contribuenti e sulle imprese.
Non basta più un riformismo blando come la camomilla.
Ci vuole una rivoluzione.
Appunto: la 'rivoluzione democratica', che solo un popolo giunto all'estremo della sua sopportazione può realizzare.
venerdì 4 febbraio 2011
Destinazione Roma: prima stazione
A meno di un anno (18 marzo 2010) dall'avvio del progetto DestinazioneRoma, ieri si è svolto il primo incontro ufficiale aperto a tutti.
Molto entusiasmante!
L'obiettivo, pienamente raggiunto, era quello di creare un momento di incontro - punto di partenza di un lavoro concreto - tra le tante realtà che operano con continuità sul territorio, dai semplici cittadini attivi nei diversi municipi, ai comitati di scopo e di quartiere, alle associazione e movimenti che, soprattutto in questi nostri tempi di "battaglie", sono sul campo a difendere diritti e principi.
L'incontro si è svolto idealmente in due tempi.
Il primo momento è stato dedicato ad ascoltare le testimonianze di buona amministrazione locale portate da Livio Marini, vicesindaco di Corchiano (VT) municipio a 5 stelle anno 2011, Debora Serracchiani europarlamentare e segretario regionale del PD in Friuli Venezia Giulia, e Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) e co fondatore della Costituente Ecologista, nonchè ideatore della campagna "Stop al consumo di territorio".
Tre elementi sono stati indicati spontaneamente in tutti e tre gli interventi, come ingredienti per una buona politica a misura del cittadino:
- pianificazione è indispensabile ragionare sul lungo termine, se veramente si ha a cuore il benessere dei cittadini (e non, invece, il mantenimento della propria poltrona!) ed operare secondo obiettivi raggiungibili in tempi diversi
- coinvolgimento dei cittadini, perchè non si può fare il bene di qualcuno senza che questo qualcuno partecipi del proprio benessere! Informare, coinvolgere, far recuperare alla gente la dimensione del "noi" al posto di quella molto più sterile ed improduttiva del "io".
- trasparenza significa condividere i risultati ma anche le problematiche che si incontrano, senza temere di "perdere in simpatia e consensi" scegliendo la strada più lunga - ma premiante - piuttosto che quella facile degli slogan inconfutabili. Mettersi in gioco significa anche questo.
E i risultati, ci hanno dimostrato gli amministratori chiamati ad essere testimoni positivi, arrivano e sono largamente più soddisfacenti di qualunque temporanea vittoria elettorale!
Il secondo momento è stato invece dedicato alla presentazione personale e dettagliata di tutte le realtà presenti, con l'obiettivo dichiarato di "conoscersi per fare rete", perchè solo dall'unione delle diverse realtà che operano nella nostra grande città (di fatto, composta da 19 città più piccole!!) è possibile rendere attivo il processo di maturazione di una coscienza collettiva che unisca i cittadini nella partecipazione per il bene della propria città!
L'incontro, cominciato un po' dopo le 17,30, si è chiuso ben oltre le 20,00 ma l'entusiasmo che ho percepito da parte di tutti mi coinvolge anche ora, mentre scrivo. Non sarà un lavoro facile, di questo siamo tutti ben coscienti, ma sono uscita da questo incontro con la convinzione, ancora più ferma, che la strada sia percorribile ed i compagni di viaggio più che all'altezza, a cominciare da Andrea De Filippis e Andrea Bellachioma che, con tenacia e costanza, hanno coordinato il lavoro da quel lontano 18 marzo ad oggi!
La fortuna, poi, è che abbiamo già materiale "da copiare" e poco da inventare. Solo sui fatti, potremo misurare i nostri miglioramenti. E i fatti dovranno arrivare nei prossimi incontro, quando si stabiliranno i tavoli di lavoro sui diversi temi oggetto dei nostro studi, dall'urbanistica, alla mobilità, all'ambiente, passando per gli aspetti culturali e sociali della nostra città.
Insomma: abbiamo capito che siamo in tanti a volere una Roma vivibile, sana, "respirabile", ora non rimane che capire come ottenerla!
Tra i presenti:
Comitati ....
Molto entusiasmante!
L'obiettivo, pienamente raggiunto, era quello di creare un momento di incontro - punto di partenza di un lavoro concreto - tra le tante realtà che operano con continuità sul territorio, dai semplici cittadini attivi nei diversi municipi, ai comitati di scopo e di quartiere, alle associazione e movimenti che, soprattutto in questi nostri tempi di "battaglie", sono sul campo a difendere diritti e principi.
L'incontro si è svolto idealmente in due tempi.
Il primo momento è stato dedicato ad ascoltare le testimonianze di buona amministrazione locale portate da Livio Marini, vicesindaco di Corchiano (VT) municipio a 5 stelle anno 2011, Debora Serracchiani europarlamentare e segretario regionale del PD in Friuli Venezia Giulia, e Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) e co fondatore della Costituente Ecologista, nonchè ideatore della campagna "Stop al consumo di territorio".
Tre elementi sono stati indicati spontaneamente in tutti e tre gli interventi, come ingredienti per una buona politica a misura del cittadino:
- pianificazione è indispensabile ragionare sul lungo termine, se veramente si ha a cuore il benessere dei cittadini (e non, invece, il mantenimento della propria poltrona!) ed operare secondo obiettivi raggiungibili in tempi diversi
- coinvolgimento dei cittadini, perchè non si può fare il bene di qualcuno senza che questo qualcuno partecipi del proprio benessere! Informare, coinvolgere, far recuperare alla gente la dimensione del "noi" al posto di quella molto più sterile ed improduttiva del "io".
- trasparenza significa condividere i risultati ma anche le problematiche che si incontrano, senza temere di "perdere in simpatia e consensi" scegliendo la strada più lunga - ma premiante - piuttosto che quella facile degli slogan inconfutabili. Mettersi in gioco significa anche questo.
E i risultati, ci hanno dimostrato gli amministratori chiamati ad essere testimoni positivi, arrivano e sono largamente più soddisfacenti di qualunque temporanea vittoria elettorale!
Il secondo momento è stato invece dedicato alla presentazione personale e dettagliata di tutte le realtà presenti, con l'obiettivo dichiarato di "conoscersi per fare rete", perchè solo dall'unione delle diverse realtà che operano nella nostra grande città (di fatto, composta da 19 città più piccole!!) è possibile rendere attivo il processo di maturazione di una coscienza collettiva che unisca i cittadini nella partecipazione per il bene della propria città!
L'incontro, cominciato un po' dopo le 17,30, si è chiuso ben oltre le 20,00 ma l'entusiasmo che ho percepito da parte di tutti mi coinvolge anche ora, mentre scrivo. Non sarà un lavoro facile, di questo siamo tutti ben coscienti, ma sono uscita da questo incontro con la convinzione, ancora più ferma, che la strada sia percorribile ed i compagni di viaggio più che all'altezza, a cominciare da Andrea De Filippis e Andrea Bellachioma che, con tenacia e costanza, hanno coordinato il lavoro da quel lontano 18 marzo ad oggi!
La fortuna, poi, è che abbiamo già materiale "da copiare" e poco da inventare. Solo sui fatti, potremo misurare i nostri miglioramenti. E i fatti dovranno arrivare nei prossimi incontro, quando si stabiliranno i tavoli di lavoro sui diversi temi oggetto dei nostro studi, dall'urbanistica, alla mobilità, all'ambiente, passando per gli aspetti culturali e sociali della nostra città.
Insomma: abbiamo capito che siamo in tanti a volere una Roma vivibile, sana, "respirabile", ora non rimane che capire come ottenerla!
Tra i presenti:
Comitati ....
- Cartellopoli e Comitato Pro Pup Massimiliano Tonelli
- Rete dei Cittadini, Laura Raduta e Orazio Fergnani
- Abbbasta! Alessio Cartocci
- Gruppi Acquisto solidale Delizia Mazzotti
- Associazione Filomena Rete delle donne Stefania Omaggi
- Italia2013 Riccardo Pennisi
- Roma ciclabile Roberto Pallottini
- Di traffico si muore Marco Pierfranceschi
- Laboratorio quartiere Torrevecchia Alessandro Ciattaglia
- Giuristi Democratici Pietro Adami -
- Giuristi Democratici Pietro Adami -
... e cittadini!
Rocco Luigi Oriente
Gabriele Veneziale
Anna Maria Sabatini
Paolo Acunzo
Livio Ricciardelli
Andrea Rollin
Grazia Spinosa
Manuela Campanella
Simona Buonomano
Serena Bortone
Francesco Spano
Duccio Pedercini
E gli assenti "giustificati"(ma entusiasti del progetto!)
- Maurizio Melandri - Comitato Malagrotta
- Paula Felipe De Jesus - Urbanista - LabUr 13
- Emilio Santa Maria
- Susanna Cinti
- Francesco Sanvitto - Architetto
- Luca Nardi - Salviamo i Castelli Romani
- Giovanni Mattias - biologo
- Dario Tamburrano
- Dario Tamburrano
mercoledì 26 gennaio 2011
Vuoi le primarie? Pagare!
Ecco fatto.
Come aveva promesso, almeno in questo caso, Alemanno ha fatto: da luglio del 2010 infatti l'occupazione di suolo pubblico per motivi politici è a pagamento, come è fatto obbligo di provvedere ad una copertura assicurativa in caso si utilizzino gazebo o ombrelloni.
"Applicazione di imposta di bollo e pagamento dei diritti di istruttoria alle istanze di concessione per occupazione di suolo pubblico da parte di partiti politici. Obbligo copertura assicurativa (art. 4 - quinquies D.C.C. n 75 del 30 e 31 luglio 2010)"
In particolare si chiarisce nel documento qui riportato in immagine, che tutte le istanze di richiesta di concessione di suolo pubblico sono soggette all'imposta di bollo ad eccezione di :
- petizioni agli organi legislativi (es. raccolta di firme per proposte di legge, richieste di referendum, etc);
- atti e documenti riguardanti sia la formazione delle liste elettorali che relativi all'esercizio dei diritti elettorali e alla loro tutela (es richiesta concessione ODP per lo svolgimento dei comizi elettorali, raccolta firme per la presentazione di liste elettorali);
- patti costitutivi, statuti ed ogni altro atto necessario per l'adempimento degli obblighi dei movimenti o partiti politici derivanti da disposizioni legislative o regolamentari
- istanze presentate dalle Onlus
"Non rientrano tra le eccezioni e sono quindi soggette al pagamento dell'imposta di bollo le istanze di concessione di OSP finalizzate allo svolgimento delle elezioni primarie." (più chiaro di così!)
Il Municipio XVII, a firma di Valeria Napoli, va addirittura oltre, recepisce questa ordinanza e la interpreta, il 5 novembre 2010, spiegando per esempio che per quanto riguarda l'applicazione dell'imposta di bollo "si ritiene che siano soggette all'imposta di bollo le istanze di concessione per l'occupazione di suolo pubblico presentate dai partiti politici aventi ad oggetto il volantinaggio fuori del periodo elettorale."
Inoltre specifica che "dalla lettura delle disposizioni si evince che non rientrano nell'esenzione dal pagamento dell'imposta di bollo le istanze per la concessione di osp finalizzate allo svolgimento delle elezioni primarie"
DOMANDE:
1. Quanti sono i partiti che hanno previsto nel proprio statuto le "elezioni primarie" per cui su una ordinanza ci si sente in dovere di specificare che questo tipo di operazioni sono soggette a pagamento? Sembra quasi una ordinanza contro un singolo partito.
2. le primarie, quindi, non possono essere considerate uno strumento necessario all'esercizio dei diritti elettorali (e quindi non rientrano tra i casi esentati dal pagamento) che concorre alla formazione delle liste elettorali, no? Altrimenti rientrerebbero tra i casi esenti da pagamento
3. infine, quando dovremo pagare anche per l'aria che respiriamo? Ed anche in tal caso, mi raccomando, acqua in bocca!
Come aveva promesso, almeno in questo caso, Alemanno ha fatto: da luglio del 2010 infatti l'occupazione di suolo pubblico per motivi politici è a pagamento, come è fatto obbligo di provvedere ad una copertura assicurativa in caso si utilizzino gazebo o ombrelloni.
"Applicazione di imposta di bollo e pagamento dei diritti di istruttoria alle istanze di concessione per occupazione di suolo pubblico da parte di partiti politici. Obbligo copertura assicurativa (art. 4 - quinquies D.C.C. n 75 del 30 e 31 luglio 2010)"
In particolare si chiarisce nel documento qui riportato in immagine, che tutte le istanze di richiesta di concessione di suolo pubblico sono soggette all'imposta di bollo ad eccezione di :
- petizioni agli organi legislativi (es. raccolta di firme per proposte di legge, richieste di referendum, etc);
- atti e documenti riguardanti sia la formazione delle liste elettorali che relativi all'esercizio dei diritti elettorali e alla loro tutela (es richiesta concessione ODP per lo svolgimento dei comizi elettorali, raccolta firme per la presentazione di liste elettorali);
- patti costitutivi, statuti ed ogni altro atto necessario per l'adempimento degli obblighi dei movimenti o partiti politici derivanti da disposizioni legislative o regolamentari
- istanze presentate dalle Onlus
"Non rientrano tra le eccezioni e sono quindi soggette al pagamento dell'imposta di bollo le istanze di concessione di OSP finalizzate allo svolgimento delle elezioni primarie." (più chiaro di così!)
Il Municipio XVII, a firma di Valeria Napoli, va addirittura oltre, recepisce questa ordinanza e la interpreta, il 5 novembre 2010, spiegando per esempio che per quanto riguarda l'applicazione dell'imposta di bollo "si ritiene che siano soggette all'imposta di bollo le istanze di concessione per l'occupazione di suolo pubblico presentate dai partiti politici aventi ad oggetto il volantinaggio fuori del periodo elettorale."Inoltre specifica che "dalla lettura delle disposizioni si evince che non rientrano nell'esenzione dal pagamento dell'imposta di bollo le istanze per la concessione di osp finalizzate allo svolgimento delle elezioni primarie"
DOMANDE:
1. Quanti sono i partiti che hanno previsto nel proprio statuto le "elezioni primarie" per cui su una ordinanza ci si sente in dovere di specificare che questo tipo di operazioni sono soggette a pagamento? Sembra quasi una ordinanza contro un singolo partito.
2. le primarie, quindi, non possono essere considerate uno strumento necessario all'esercizio dei diritti elettorali (e quindi non rientrano tra i casi esentati dal pagamento) che concorre alla formazione delle liste elettorali, no? Altrimenti rientrerebbero tra i casi esenti da pagamento
3. infine, quando dovremo pagare anche per l'aria che respiriamo? Ed anche in tal caso, mi raccomando, acqua in bocca!
lunedì 24 gennaio 2011
Tasse Spa
Forse perchè risulto tra i "grandi pagatori", categoria che oppongo a quella dei "grandi evasori", e pago in tasse forse il 45% del mio stipendio (da quest'anno l'addizionale Roma/Lazio è arrivata a 2,40%, oltre a tutte le altre tasse!), ma sono piuttosto sensibile al discorso di quelle piccole evasioni apparentemente innocue che vanno dallo scontrino del negozio di abbigliamento sotto casa alla fatidica domanda "con fattura o senza?" ricca di promesse di sconti da parte del professionista del caso.
Con fattura, ovviamente!
Perchè tutto il 20% di Iva che risparmi tu lo pago io, tolto alla fonte del mio già magro stipendio.
Non è quindi la mia una posizione esclusivamente moralista, ma piuttosto razionalista: se tutti noi pagassimo le tasse sicuramente ognuno sarebbe costretto a pagarne meno.
Non si indignino, dunque, tutti quei liberi professionisti, commercianti, piccoli imprenditori, che si sono sentiti "le mani messe in tasca" dal prof Prodi con gli studi di settore: hanno semplicemente subito quanto agli impiegati - onesti senza vie di scampo - succede ogni mese in busta paga, anche senza gli studi di settore.
Sul sito evasori.info, ideato e seguito da un ricercatore universitario a titolo gratuito, è possibile segnalare queste piccole evasioni, ed elaborare statistiche in grado di darci un panorama dei "non contribuenti".
Sicuramente grandi analisti ed economisti di fama mondiale hanno già allo studio il modo per disincentivare queste forme di evasione, ma non sarebbe semplice ampliare il rimborso (per esempio con il 7% di sgravio dalle tasse) agli scontrini fiscali e fatture di una più ampia fascia di professionisti, come già avviene per le cure mediche, in modo da rendere indispensabile per tutti il farsi dare lo scontrino? In fondo lo Stato recupererebbe così un 20% di Iva che diversamente non vedrebbe proprio, al costo del 7%, rimarrebbe comunque un 13% utile!
Per dirla in numeri, se è vero che l'evasione in Italia è un fenomeno da 135 miliardi di euro, se anche la metà venisse portata alla luce parleremmo di:
Non mi sembra una cosa irrealizzabile ed è dimostrato che i cittadini, se resi responsabili e coinvolti dal punto di vista fiscale, possono dare grandi soddisfazioni!
Con fattura, ovviamente!
Perchè tutto il 20% di Iva che risparmi tu lo pago io, tolto alla fonte del mio già magro stipendio.
Non è quindi la mia una posizione esclusivamente moralista, ma piuttosto razionalista: se tutti noi pagassimo le tasse sicuramente ognuno sarebbe costretto a pagarne meno.
Non si indignino, dunque, tutti quei liberi professionisti, commercianti, piccoli imprenditori, che si sono sentiti "le mani messe in tasca" dal prof Prodi con gli studi di settore: hanno semplicemente subito quanto agli impiegati - onesti senza vie di scampo - succede ogni mese in busta paga, anche senza gli studi di settore.
Sul sito evasori.info, ideato e seguito da un ricercatore universitario a titolo gratuito, è possibile segnalare queste piccole evasioni, ed elaborare statistiche in grado di darci un panorama dei "non contribuenti".
Sicuramente grandi analisti ed economisti di fama mondiale hanno già allo studio il modo per disincentivare queste forme di evasione, ma non sarebbe semplice ampliare il rimborso (per esempio con il 7% di sgravio dalle tasse) agli scontrini fiscali e fatture di una più ampia fascia di professionisti, come già avviene per le cure mediche, in modo da rendere indispensabile per tutti il farsi dare lo scontrino? In fondo lo Stato recupererebbe così un 20% di Iva che diversamente non vedrebbe proprio, al costo del 7%, rimarrebbe comunque un 13% utile!
Per dirla in numeri, se è vero che l'evasione in Italia è un fenomeno da 135 miliardi di euro, se anche la metà venisse portata alla luce parleremmo di:
65 miliardi,
per un importo di sola IVA pari a 16,5 miliardi
di cui 4,5 miliardi da rendere, potenzialmente, ai contribuenti sotto forma di storno del 7% dalle tasse.
Non mi sembra una cosa irrealizzabile ed è dimostrato che i cittadini, se resi responsabili e coinvolti dal punto di vista fiscale, possono dare grandi soddisfazioni!
venerdì 21 gennaio 2011
Evviva Bravomalento.
Non volevo scrivere niente, riguardo l'attualità hard che vede uno dei massimi rappresentanti del nostro Stato al centro dello scandalo che ha svelato un vero e proprio "sistema Italia" fatto di orge e prostitute.
Ma ho letto il seguente commento da parte di un lettore di del sito del quotidiano Libero, riportato in un bell'articolo de L'Unità, e non posso proprio evitare di riportarlo, per la sintesi e l'acutezza dei suoi contenuti.
Pioggia di critiche anche sul sito di Libero, dove ad esempio all'articolo dal titolo “Caccia grossa al premier: online tutti i verbali” molti lettori rispondono per le rime. Un esempio per tutti?
Chi si firma “Bravomalento” scrive:
«Non credevo sinceramente di replicare.
Davanti a un Presidente del Consiglio che ha trasformato l'Italia nella sua latrina, tutto farei tranne cercare precedenti negativi sul giudice che sta conducendo le indagini non sulla vita privata di B. ma sulla concussione provata che costui ha esercitato per liberare una minorenne affidata a una prostituta dopo il suo intervento (spacciandola per la nipote di Mubarak, neanche nei fumetti si vedono cose simili!).
Ecco perché penso che lei non meriti replica.
Si comporta come B. che alla domanda sui rapporti con il Presidente Napolitano, risponde che della faccenda è competente la procura di Monza e non Milano. Ma Silvio! La domanda era un po' più da statista! Ma lui parla così perché sa che la latrina Italia ormai non ributta fuori nulla. Tiene tutto dentro e lo facogita. Aiutata in questo dalle sue televisioni, che fanno passare i papponi per vittime e i giudici per mignotte.
Lei piuttosto che suggerirmi link di processi andati male della Bocassini, doveva dirmi se accetta che a guidare questo paese, ultimo in Europa per tutto ormai, ci sia un anziano malato che si addormenta al fianco di altri capi stranieri. Non perché ha lavorato molto, ma perché ha fatto le cinque con ragazzine che hanno 50 anni meno di lui! 50 anni, si segni la cifra!
E poi basta anche con la storiella che paga lui perché è ricco, quindi non bisogna rompere. No , lui non è così fesso, paghiamo anche noi! Vuol sapere come? Tanto per cominciare paghiamo lo stipendio alla signorina Minetti, il cui lavoro consiste nel procurar ragazze e amministrare il giro di spese che il bordello richiede. Non mi si venga a dire che la Minetti lavora per il Consiglio Regionale! Quella la paghiamo noi! E poi ci sono i regali al Vaticano per aiutarlo a contestualizzare tutto, dalle bestemmie alle orge con le minorenni.
Ultimo, l'azzeramento dell'Ici contenuto nella legge sul federalismo che si vuole approvare, del valore di 700 milioni di euro. Ecco cosa ci costa, altro che paga lui. Diciamo che lui ci mette 2000 euro e noi 700 milioni. Niente male come ripartizione dei costi eh? Le ragazze ospitate negli appartamenti pagati da B. sono state sfrattate perché recavano danni al decoro dello stabile. Ancora una volta, come con il Duce, abbiamo la prova che anche un amministratore di condominio saprebbe condurre meglio questo ridicolo Paese.
E ora mi lasci perdere con i suoi link sui calzini azzurri dei giudici!».
Ma ho letto il seguente commento da parte di un lettore di del sito del quotidiano Libero, riportato in un bell'articolo de L'Unità, e non posso proprio evitare di riportarlo, per la sintesi e l'acutezza dei suoi contenuti.
Pioggia di critiche anche sul sito di Libero, dove ad esempio all'articolo dal titolo “Caccia grossa al premier: online tutti i verbali” molti lettori rispondono per le rime. Un esempio per tutti?
Chi si firma “Bravomalento” scrive:
«Non credevo sinceramente di replicare.
Davanti a un Presidente del Consiglio che ha trasformato l'Italia nella sua latrina, tutto farei tranne cercare precedenti negativi sul giudice che sta conducendo le indagini non sulla vita privata di B. ma sulla concussione provata che costui ha esercitato per liberare una minorenne affidata a una prostituta dopo il suo intervento (spacciandola per la nipote di Mubarak, neanche nei fumetti si vedono cose simili!).
Ecco perché penso che lei non meriti replica.
Si comporta come B. che alla domanda sui rapporti con il Presidente Napolitano, risponde che della faccenda è competente la procura di Monza e non Milano. Ma Silvio! La domanda era un po' più da statista! Ma lui parla così perché sa che la latrina Italia ormai non ributta fuori nulla. Tiene tutto dentro e lo facogita. Aiutata in questo dalle sue televisioni, che fanno passare i papponi per vittime e i giudici per mignotte.
Lei piuttosto che suggerirmi link di processi andati male della Bocassini, doveva dirmi se accetta che a guidare questo paese, ultimo in Europa per tutto ormai, ci sia un anziano malato che si addormenta al fianco di altri capi stranieri. Non perché ha lavorato molto, ma perché ha fatto le cinque con ragazzine che hanno 50 anni meno di lui! 50 anni, si segni la cifra!
E poi basta anche con la storiella che paga lui perché è ricco, quindi non bisogna rompere. No , lui non è così fesso, paghiamo anche noi! Vuol sapere come? Tanto per cominciare paghiamo lo stipendio alla signorina Minetti, il cui lavoro consiste nel procurar ragazze e amministrare il giro di spese che il bordello richiede. Non mi si venga a dire che la Minetti lavora per il Consiglio Regionale! Quella la paghiamo noi! E poi ci sono i regali al Vaticano per aiutarlo a contestualizzare tutto, dalle bestemmie alle orge con le minorenni.
Ultimo, l'azzeramento dell'Ici contenuto nella legge sul federalismo che si vuole approvare, del valore di 700 milioni di euro. Ecco cosa ci costa, altro che paga lui. Diciamo che lui ci mette 2000 euro e noi 700 milioni. Niente male come ripartizione dei costi eh? Le ragazze ospitate negli appartamenti pagati da B. sono state sfrattate perché recavano danni al decoro dello stabile. Ancora una volta, come con il Duce, abbiamo la prova che anche un amministratore di condominio saprebbe condurre meglio questo ridicolo Paese.
E ora mi lasci perdere con i suoi link sui calzini azzurri dei giudici!».
giovedì 13 gennaio 2011
La rete dei cittadini e la "giusta" direzione
Il mio impegno è impegnativo... Altrimenti che impegno sarebbe?
Questo è il carburante che mi spinge - sotto gli occhi a volte scettici a volte ammirati dei miei amici - a cercare di essere presente ovunque io veda scintille di partecipazione democratica.
Questo è il motivo per cui ieri mi sono volentieri recata prima all'incontro per la "giusta direzione" voluto da Civati, poi all'incontro con gli animatori della Rete dei Cittadini.
Anche se un po' di delusione a me stessa non riesco a nasconderla, pur nel mio inaffondabile ottimismo, proverò a tracciare un breve resoconto dei miei personali pensieri di ieri:
1. la riunione di Civati presso il Caffè Letterario mi ha dato più l'impressione di essere in un salotto buono di Roma, dove tra militanti oltranzisti e giornalisti si faceva a gara a chi attirava l'attenzione dei "soliti noti", Serracchiani, Civati, Touadi; chi parlava dal palco non si accorgeva che nessuno ascoltava e le chiacchiere da bar ed il vociare disinvolto di coloro che invece, pensavo, avrebbero dovuto partecipare convintamente all'impresa di una nuova Italia, colorivano l'ambiente di un impegno poco impegnativo. Nè mi è bastata l'indignazione sincera e appassionata di un giovane attivista di periferia - l'unico forse che mi abbia entusiasmato per qualche minuto - nel marasma di inutile brucare polemico della serata. Delle primarie non si è parlato più di tanto, non se ne parla più neanche sull'organo non ufficiale del partito, l'Unità, dal cui sito è stato eliminato (a meno che io non sappia trovarlo) il link alla sottoscrizione. Mi consola il fatto che dal 15 gennaio partirà la sottoscrizione fisica, in tutta Italia (a Roma saranno a largo Argentina) per chiedere ai dirigenti dei partiti coinvolti che vengano effettuate le primarie sulla base dei programmi, se n'è incaricata la Rete delle donne per la rivoluzione gentile, trasversale, pragmatica, come sono le donne.
2. la riunione della Rete dei Cittadini è stato un contraltare irrinunciabile. Il movimento politico che ha costituito la vera novità alle ultime regionali nel Lazio, catturando 14mila voti dal nulla, sta cercando di mettere in pratica quel processo di partecipazione democratica che dovrebbe risvegliare gli italiani dormienti e far loro rendere conto che la responsabilità di ogni tipo di governo è di ciascuno di noi. Positivo il mio giudizio dell'incontro, pur se con qualche piccola pecca organizzativa, del tutto rimediabile. Il loro obiettivo, per cui si stanno riorganizzando internamente è includere, al grido di "uniti nelle diversità", tutti i movimenti, piccoli partiti, gruppi cittadini, associazioni civiche che condividano lo spirito anticasta e l'interesse per il bene comune.
Sopra a tutto permane la sensazione, sempre più ampiamente condivisa, che ci sia fermento in molti italiani, una voglia di partecipare attivamente che reca con se due rischi grandi ed una promessa.
Gli esempi della pressapocagine politica e gestionale dei nostri altissimi amministratori sta dando a qualunque cittadino dotato di buon senso l'arrogante illusione di saperne più di loro, mentre sappiamo bene che tra partecipazione politica e decisioni strategiche è tutto un mare di competenze, conoscenze, acquisizioni che spesso neanche una vita di studio riesce a dare. Il primo rischio è quindi quello della creazione di armate di Brancaleone che poi magari riescano ad arrivare comunque in qualche aula consiliare senza però riuscire ad apportare cambiamenti significativi, oppure trasformino la voglia di cambiamento in frustrazione, non sapendo come raggiungere alti obiettivi.
Il secondo rischio è che chi si impegna molto nel nome di una politica pulita, sia convinto che in tanti vogliano poi partecipare alle decisioni, mentre in realtà la massa critica degli elettori è tuttora ben lieta di delegare a qualcuno mediamente accettabile l'onere di decidere e prendere tutta la responsabilità delle scelte. Peraltro è anche facile accettare che l'uomo comune non si senta in grado di prendere decisioni riguardo tematiche di cui non si senta abbastanza competente da assumersi responsabilità.
Ed ora la promessa: il cambiamento è già. La sveglia è davvero partita e sempre più gente si attiva per non dover più delegare ad occhi chiusi sulla base di un volto o di promesse.
Il primo passo per risolvere un problema è quello di riconoscere di averlo: e noi siamo già oltre il primo passo. Adesso dobbiamo solo augurarci che la gamba sia abbastanza lunga.
Questo è il carburante che mi spinge - sotto gli occhi a volte scettici a volte ammirati dei miei amici - a cercare di essere presente ovunque io veda scintille di partecipazione democratica.
Questo è il motivo per cui ieri mi sono volentieri recata prima all'incontro per la "giusta direzione" voluto da Civati, poi all'incontro con gli animatori della Rete dei Cittadini.
Parole d'ordine: partecipare, sostenere il cambiamento, rendersi strumento dello stesso cambiamento.
Anche se un po' di delusione a me stessa non riesco a nasconderla, pur nel mio inaffondabile ottimismo, proverò a tracciare un breve resoconto dei miei personali pensieri di ieri:
1. la riunione di Civati presso il Caffè Letterario mi ha dato più l'impressione di essere in un salotto buono di Roma, dove tra militanti oltranzisti e giornalisti si faceva a gara a chi attirava l'attenzione dei "soliti noti", Serracchiani, Civati, Touadi; chi parlava dal palco non si accorgeva che nessuno ascoltava e le chiacchiere da bar ed il vociare disinvolto di coloro che invece, pensavo, avrebbero dovuto partecipare convintamente all'impresa di una nuova Italia, colorivano l'ambiente di un impegno poco impegnativo. Nè mi è bastata l'indignazione sincera e appassionata di un giovane attivista di periferia - l'unico forse che mi abbia entusiasmato per qualche minuto - nel marasma di inutile brucare polemico della serata. Delle primarie non si è parlato più di tanto, non se ne parla più neanche sull'organo non ufficiale del partito, l'Unità, dal cui sito è stato eliminato (a meno che io non sappia trovarlo) il link alla sottoscrizione. Mi consola il fatto che dal 15 gennaio partirà la sottoscrizione fisica, in tutta Italia (a Roma saranno a largo Argentina) per chiedere ai dirigenti dei partiti coinvolti che vengano effettuate le primarie sulla base dei programmi, se n'è incaricata la Rete delle donne per la rivoluzione gentile, trasversale, pragmatica, come sono le donne.
2. la riunione della Rete dei Cittadini è stato un contraltare irrinunciabile. Il movimento politico che ha costituito la vera novità alle ultime regionali nel Lazio, catturando 14mila voti dal nulla, sta cercando di mettere in pratica quel processo di partecipazione democratica che dovrebbe risvegliare gli italiani dormienti e far loro rendere conto che la responsabilità di ogni tipo di governo è di ciascuno di noi. Positivo il mio giudizio dell'incontro, pur se con qualche piccola pecca organizzativa, del tutto rimediabile. Il loro obiettivo, per cui si stanno riorganizzando internamente è includere, al grido di "uniti nelle diversità", tutti i movimenti, piccoli partiti, gruppi cittadini, associazioni civiche che condividano lo spirito anticasta e l'interesse per il bene comune.
Sopra a tutto permane la sensazione, sempre più ampiamente condivisa, che ci sia fermento in molti italiani, una voglia di partecipare attivamente che reca con se due rischi grandi ed una promessa.
Gli esempi della pressapocagine politica e gestionale dei nostri altissimi amministratori sta dando a qualunque cittadino dotato di buon senso l'arrogante illusione di saperne più di loro, mentre sappiamo bene che tra partecipazione politica e decisioni strategiche è tutto un mare di competenze, conoscenze, acquisizioni che spesso neanche una vita di studio riesce a dare. Il primo rischio è quindi quello della creazione di armate di Brancaleone che poi magari riescano ad arrivare comunque in qualche aula consiliare senza però riuscire ad apportare cambiamenti significativi, oppure trasformino la voglia di cambiamento in frustrazione, non sapendo come raggiungere alti obiettivi.
Il secondo rischio è che chi si impegna molto nel nome di una politica pulita, sia convinto che in tanti vogliano poi partecipare alle decisioni, mentre in realtà la massa critica degli elettori è tuttora ben lieta di delegare a qualcuno mediamente accettabile l'onere di decidere e prendere tutta la responsabilità delle scelte. Peraltro è anche facile accettare che l'uomo comune non si senta in grado di prendere decisioni riguardo tematiche di cui non si senta abbastanza competente da assumersi responsabilità.
Ed ora la promessa: il cambiamento è già. La sveglia è davvero partita e sempre più gente si attiva per non dover più delegare ad occhi chiusi sulla base di un volto o di promesse.
Il primo passo per risolvere un problema è quello di riconoscere di averlo: e noi siamo già oltre il primo passo. Adesso dobbiamo solo augurarci che la gamba sia abbastanza lunga.
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